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Vavassori torna allo Speroni (foto Belosio)
Dopo una partita giocata dai tigrotti per 75 minuti in superiorità numerica e con un rigore concesso che ha favorito la rete di Serafini, la Pro Patria pareggia per uno a uno con il Renate.

Nonostante la presenza in tribuna di patron Vavassori che prima della gara ha catechizzato la squadra negli spogliatoi si rivede la Pro Patria di sempre. Con Oliveira perlomeno ci si divertiva un po’, qui siamo all’anticalcio.

Terza partita casalinga di mister Monza con superiorità numerica ma ancora una volta il vantaggio non viene sfruttato. Anzi, Spampatti punta avversaria, fa reparto da solo e mette in difficoltà la fragile difesa bustocca per tutta la gara. A tratti imbarazzante la facilità con la quale la punta del Renate penetrava la difesa locale.

Vergognosa  gestione societaria che ancora una volta esclude Arati dalla partita( nonostante mister Monza abbia preparato la gara con l’ex Reggiana in formazione) per problemi economici legati al contratto. Vergognosa perché un contratto obbliga le parti che lo firmano al rispetto dei contenuti, qui invece qualcuno cerca con pressioni inaccettabili di sottrarsi. Davvero imbarazzante questo continuo accanimento sul ragazzo ex Reggiana.

Imbarazzante anche la gestione del caso D’Errico messo fuori squadra per ben due turni per motivi pseudo disciplinari. Una squadra scarsa come la Pro Patria non può permettersi di privarsi di due giocatori di tale livello. Significa farsi del male e non essere etici verso la regolarità del campionato.

D’Errico sappiamo che si è reso protagonista di qualche episodio discutibile per cui è corretto che venga punito. Esistono però modi meno incidenti sulla performance della squadra. In teoria dovrebbe esistere una gestione del conflitto da parte delle figure preposte per questo tipo di problematica che qui sembrano vivere su un altro pianeta.

Il centrocampo della Pro Patria è composto da giocatori che non possono giocare in questa categoria. Punto e a capo. Inutile che mister Monza parli continuamente e ossessivamente di errori di gestione della gara evitabili e da situazioni da migliorare. È da inizio campionato che si canta lo stesso ritornello e ci siamo un po’ stancati di sentirlo. La realtà è che questa squadra è scarsa e necessità di rinforzi. Un rinforzo si chiamava Lamorte ma anche lui dopo il rientro con l’Alessandria è stato confinato ai margini della squadra.

Il Renate correva, era sempre in anticipo sui contrasti e aveva un altro passo rispetto ai tigrotti spuntati. Abbiamo sentito in tribuna qualcuno alludere ai sacrifici che farebbero questi giocatori durante la settimana. Ci piacerebbe sapere che significato danno alla parole sacrificio questi eterni giustificatori dell’ingiustificabile. È da inizio campionato che i giocatori vanno a tre cilindri. Non si avvertono segni di miglioramento, se i sacrifici portano a questi risultati si smetta pure di soffrire. Per giocare a calcio servono doti fisiche, intelligenza tattica e solidità psicologica. Pochi dei tigrotti hanno queste doti per cui inutile insistere. O a Gennaio si avrà voglia, tempo e soldi per rinforzare la truppa, diversamente si eviti di rendersi ridicoli con mille e una giustificazioni e si dica chiaro e tondo che si  è scelto di retrocedere.
Spettacoli come quello odierno sono umilianti, le scelte societarie di confinare in tribuna ragazzi che potrebbero dare valore aggiunto sono squallide e inaccettabili .Società che evidentemente ha come primo obiettivo la riduzione dei costi piuttosto che vincere le partite. Se questa è la soluzione e se questo avviene addirittura con il patron in tribuna, significa che lo stesso è d’accordo con queste scelte. E, se così fosse sinceramente ci passa la voglia di continuare a commentare quanto accade. Fate quello che volete e fatecelo sapere. Poi, però, non reclamate se guadagnerete un posto sulla black wall dei presidenti retrocessi del museo della Pro Patria.

Non si può pensare di vincere due campionati pretendendone le dovute lodi e poi retrocedere dicendo che la colpa è degli altri.
Flavio Vergani

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