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È tornato il velo di nebbia allo Speroni che da un po’ di tempo non si vedeva. E lo dobbiamo ringraziare per aver parzialmente celato uno spettacolo deprimente. Soprattutto il finale, quando un ragazzino che nemmeno conosce la storia di questi colori si è permesso di gettare a terra la nostra gloriosa maglia. Un ragazzino che forse pensa che basti sapere dribblare l’avversario per poter concedersi qualsiasi libertà. Illuso. Forse dovrebbe chiedersi il motivo per il quale nonostante il talento sia stato costretto a dover indossare la nostra maglia che gli fa così schifo tanto da liberarsene con sdegnata platealità.
Alla fine della gara mister Tosi ha sbottato contro la piazza accusata di creare un clima ostile che non gli permette di lavorare. Ha sbottato contro la stampa rea di aver scritto che lui non schiererebbe la miglior formazione. Una litania che ha ricordato precedenti parabole tratte dal Vangelo secondo Pietro. Questa volta si è passati al Vangelo secondo Marco che ha anche indicato la strada per poter centrare il miracolo: unità tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Una impresa che supererebbe la trasformazione dei pani e dei pesci. Qui, infatti,  si tratterebbe di trasformare i brocchi in fenomeni.
Iniziamo quindi a dire che il peccato originale lo ha commesso il padre e non i  figli proponendo da un anno a questa parte una costante ultima cena con pane raffermo e vino acidificato. Iniziamo a dire che i figli attendono da anni il miracolo, ma i tre denari utili per acquistare il campo del vasaio non sono ancora piovuti come manna dal cielo. Iniziamo a dire che il vin brulè è stato contestato ma nessuno ha proposto il vin santo, nonostante le continue promesse di resurrezione. E adesso qualcuno ha il coraggio di crocifiggere la piazza? Prima inizi a risorgere dalle sue ceneri e poi si chieda se è senza peccato per scagliare l'ennesima pietra.
Nessun problema a sottoscrivere il patto del nazareno, ma a patto che si chiarisca una volta per tutte chi sono i partecipanti.
Ad esempio, Botturi e Arati sono stati esclusi per lungo tempo da questa unità, da chi e perché? Ulizio senior partecipa al patto o no? Il mister dice di non conoscere Ulizio. Qualche tifoso lo ha visto in suo compagnia al bar Charlotte in happy hour time. Non è vero questo? Si  smentisca per favore.
Oppure il mister si siede al tavolo di un bar con sconosciuti? Chiedere unità a fronte di questi dubbi diventa esercizio accademico con un leggero sapore di presa per il culo.
Si chiede ai tifosi di partecipare al patto per salvare la Pro Patria, quindi i tifosi hanno un valore? Hanno un’importanza strategica? Giusto per sapere, visto che gli stessi sono stati in passato snobbati quando si vinceva, accusati di complotti al vin brulè quando si vivacchiava, per poi diventare improvvisamente indispensabili quando si sta morendo? Tosi queste cose non le sa perché non c’era. Però potrebbe farsele raccontare prima di pontificare a ruota libera macinando nel solito pastone cani( i tifosi) e porci ( i giornalisti). Sharing si fa nelle vittorie e nelle sconfitte. Troppo comodo ricordarsi dei tifosi quando all'orizzonte appare una potenziale sconfitta a cui assegnare responsabilità.
Quando si perdeva e la squadra veniva applaudita nonostante prestazioni imbarazzanti, nessuno ha detto grazie ai tifosi per la loro pazienza. Appena la si perde ecco la reprimenda e l’assegnazione delle colpe. Forse non ci si rende conto che chi ieri ha contestato lo ha potuto fare perché era presente. I silenzi vengono da chi da tempo ha abbandonato lo stadio, stanco delle continue umiliazioni ricevute.
Per cui, questi tifosi vanno abbracciati e non contestati. Compresi e non dileggiati. Ringraziati e non attaccati.
Mister Tosi dice di aver allenato al sud. Bene, dovrebbe sapere cosa accade al sud in questi casi. Per cui non è il caso di dare lezioni a chi di pazienza ne ha già portata molta e molta ne porterà. Ad una condizione però. Condizione unica e imprescindibile: il rispetto.
E ieri, in campo e fuori, qualcuno ha zoppicato in tal senso. E chi è causa dei propri mali, pianga sé stesso.

Flavio Vergani

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