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Si riparte. Da qui a fine campionato non ci saranno mezze misure. O la squadra verrà rinforzata per la grande rimonta che regalerebbe ai tifosi cinque mesi di entusiasmanti sfide, oppure si continuerà nell’oblio del girone di andata con la sola speranza di non arrivare ultimi per giocarsi tutto al play out.
Lo scorso anno a fine girone di andata la Pro Patria collezionò 13 punti (senza considerare le penalizzazioni) con una media di 1,15 punti a partita. Oggi, a una giornata dal giro di boa,sono stati messi insieme   gli stessi 13 punti con una media di 0,72 punti a partita, sempre senza contare le penalizzazioni. L’eventuale vittoria sul Monza porterebbe la media a 0,84, lontano da quella squadra delle scorso anno che comunque non entusiasmò.

Il progetto di Vavassori si sta spegnendo anno dopo anno, dopo le vittorie dei campionati in Seconda divisione, sembra proprio che la categoria superiore non sia benevola con le scelte del patron che lo vedono inchiodato sul fondo classifica. Ci si chiede cosa sia servito arrivarci  in questa categoria. Ancora di salvezza i contributi federali che danno un senso all’investimento. Le cifre sono gelosamente celate dalla Lega Pro che si rifugia nella privacy per non trasmettere trasparenza ma da Firenze filtrano voci che parlano di valori vicini al milione di euro e questo alla fine è quello che conta. Ci chiediamo il motivo per il quale non si trasmettano cifre ufficiali in tal senso. In genere comportamenti simili si attuano quando i valori in gioco sono alti. Si conosce spesso lo stipendio di un operaio, quasi mai quello di un dirigente, per cui crediamo di non essere lontani dalla verità.

Il mercato dovrà chiarire gli obiettivi societari. Suonano come una sconfitte per il patron i ritorni all’ovile di Arati, Bovi e Panizzi. A fronte di cotanta qualità esportata a Reggio in cambio ci si aspettava di più. Ma, certe logiche crediamo che non siano solo figlie del valore tecnico. Bovi ha giocato in serie A, Arati è stato messo nelle condizioni ideali per non rendere. Ora si pensa alla rinuncia dei due, evidentemente qualcosa di diverso influisce su tali decisioni. Identico discorso vale per Lamorte. Prima dell’infortunio è stato giudicato all’unanimità come miglior centrale disponibile, ora si pensa alla sua cessione. Anderson e Gerolino sono meglio di lui? Lo dimostrino. Finora non si è accorto nessuno. Per cui la domanda nasce spontanea.

Mister Tosi dopo l’inopportuno attacco a tifosi e giornalisti e dopo un happy hour con Ulizio senior perlomeno evitabile ha fatto “fine tuning” e vorrebbe compattare l’ambiente per fare corpo unico.
Lo abbiamo già scritto in passato. Patti chiari, amicizia lunga. Ma occorre chiarire quello che non è per niente chiaro da un intero girone.
Sarà possibile ingaggiare nuovamente i tifosi in quanto amano la Pro Patria e sono disposti a quasi tutto per salvarla.
Ma sono gli stessi tifosi del vin brulè ripetutamente bastonati dal patron in passato. Sono gli stessi tifosi ai quali sono state proposte fantasiose vendite notturne della società, sono gli stessi tifosi che hanno dovuto “mandare giù”bocconi amari persino nel giorno della vittoria. È chiaro che non sono prevenuti o indisponibili a raccogliere l’invito per fare squadra, ma occorrerà cautela, sensibilità, trasparenza, attenzione e rispetto perché la sensazione che questa sia l’ultima occasione per farli sentire importanti e considerati . Se si continuasse a sostenere la tesi che la ragione dalla parte opposta rispetto a dove si trovano i tifosi, il tentativo è destinato a fallire miseramente.
I rapporti sono ormai ruggini e scricchiolano da ambo le parti, per poter far girare la ruota occorre che tutti, proprio tutti, si impongano di non parlare al passato e del passato, ma solo al presente del futuro.
Con scelte chiare e strategie limpide. I tifosi di Busto non hanno mai avuto l’anello al naso anche se spesso hanno finto di averne due pur di far finta di non vedere quello che in quel momento serviva non vedere. Abusare ancora della loro pazienza proponendo patti opportunistici ma senza rispetto del loro ruolo sarebbe esercizio molto pericoloso per l’intero ambiente. Se i tifosi sono importanti come a volte si sente dire(spesso quando di perde), se i tifosi sono il valore aggiunto per agguantare la grande impresa lo si dimostri con i fatti.
Basta poco, per esempio evitare comportamenti che li indispongono come gettare a terra una maglia storica, o inventarsi l’impossibile per provocare chi sta su quelli spalti da sempre e dai quali non si allontanerà mai.
Non crediamo di chiedere l’impossibile, per cui volendo il contratto potrà trovare compimento.
Ritrovare la fiducia, in campo e fuori. Soprattutto fuori . Troppe cose poco chiare sono accadute in questi mesi. Occorre trovare il coraggio di spiegarle, motivarle e condividerle. Inutile innervosirsi se qualcuno scrive che sembra che giochino i peggiori, sarebbe esercizio più costruttivo chiedersi il motivo per cui qualcuno lo scrive e molti altri lo pensano. Non si diverte nessuno a fare il male della Pro Patria per cui ci si faccia delle domande e si trovino delle risposte. Non è sempre colpa degli altri, non è sempre colpa dei giornalisti, non è sempre colpa dei tifosi. Forse sta proprio qui il punto di partenza per la grande impresa. Spiegare in modo convincente la propria verità per sperare di trovare disponibilità totale dei tifosi a sostegno del progetto comune.
 
Flavio Vergani

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