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Domenica scorsa è iniziato il periodo conosciuto come Quaresima, che sono i quaranta giorni in preparazione alla Pasqua, in cui notoriamente si medita, si fanno penitenze e anche qualche piccola rinuncia.
Tranquilli, non farò una lezione di catechismo anche se molti biblisti si sono radunati in questi giorni nella nostro ridente (anche se sarebbe più appropriato piangente) città per studiare come il fenomeno Quaresima imperversi per Busto, senza interruzioni, da circa due anni preoccupando sia la Curia di Milano sia Roma le quali non riescono a capire perché questo essa continui a imperversare nella nostra città.

Possiamo però affermare con certezza che, rispetto a tutti gli altri cristiani del mondo, siamo più allenati che mai ad affrontare questo periodo. Tra penitenze e rinunce di certo non volute da noi, non basterebbero le dita di una mano per elencare tutte le iatture che ci sono capitate, di cui le ultime l’infortunio di Palumbo e la perdita di Cavigioli, manco fossimo l’Egitto dei faraoni che non volevano liberare dalla schiavitù l’illustre popolo ebraico. Se vogliamo allargare il raggio d’azione ecco il continuo succedersi di famiglie e presidenti al comando della Pro, con assidui cambiamenti che manco le lotte per le successioni ai troni hanno prodotto nel corso della storia. Rinunciare ad avere una società stabili nel corso degli anni, vedere improbabili personaggi ronzare attorno alla Pro, vedere pseudo-giocatori in campo e via dicendo non sono rinunce e penitenze queste da Quaresima? Il film “Il corvo” ci ha regalato una celebre battuta “non può sempre piovere” … è vero … potrebbe grandinare!

E vogliamo parlare delle meditazioni? Secondo me neanche i frati certosini, che facevano della meditazione il loro scopo di vita, hanno meditato così tanto come noi nel corso degli ultimi tempi: se ne va? Rimane? E se se ne va che succede? Chi la prende in mano? A furia di pensare, certamente non per colpa nostra poiché avremmo preferito vivere in una beata ignoranza, rischieremo che un giorno finiremo in tilt … d’altronde come non farlo?

Tutte queste pene da venerdì santo hanno fatto sì che al buon Fazzari pervenisse una chiamata da papa Francesco che, memore di noi dalla sciarpa ricevuta, gli ha chiesto di sospendere il nuovo numero del Tigrottino per concentrasi, insieme al suo team, a scrivere le riflessioni per la Via Crucis al Colosseo perché nessuno meglio di noi può descrivere le pene e lo smarrimento, con tutti i dovuti raffronti, che stiamo vivendo da qualche tempo a questa parte.

Scherzi a parte, sperando che i miei don dopo questo articolo mi parleranno ancora, speriamo che la Quaresima finisca e arrivi finalmente la Pasqua. Qualche barlume l’abbiamo visto, cerchiamo di riprendere il filo interrotto a Mantova.
 
Andrea D'Emilio

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