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Pro Patria-Real Vicenza 1-1 … agli occhi di un “profano” dei fatti di casa nostra questo risultato apparirebbe insignificante, dato che un solo punto non cambia nulla alla nostra classifica. Vediamo però in che contesto è nato questo risultato, campo a parte che poi è l’unico sommo giudice delle sorti calcistiche.

Settimana scorsa, più o meno all’ora in cui scrivo adesso questo pezzo, l’intero ambiente bustocco si leccava le ferite, sempre se di lingua ne era rimasta per tutte quelle curate precedentemente, ma più che la sconfitta faceva male tutto quello che c’era attorno. Sconfitta a parte non si vedeva una via d’uscita a quella terribile situazione con un presidente che, oltre a fare male a noi, sembrava volersi farsi a tutti i costi una cattiva pubblicità dopo che tanto bene aveva figurato alla guida della Pro. Un presidente che aveva delegato le sorti della nostra squadra a degli oscuri personaggi che con “grande spirito di coraggio e confronto” stavano nell’ombra, convinti di aver creato intorno a loro quell’aura di mistero quasi che la loro identità fosse ben tenuta nascosta al pari del “terzo del segreto di Fatima”, senza accorgersi che invece del segreto di Fatima eravamo davanti al “segreto di Pulcinella”, di cui facevano parte anche giocatori “non meglio identificati” (?) che recitavano talmente bene la parte delle vittime e di quelli che non sapevano nulla della situazione che quasi quasi anche Goldoni, se fosse ancora vivo, gli avrebbe scritturati per recitare nelle sue celeberrime commedie.

A metà settimana il contesto non era ancora oscuro, di più, tanto che le nostre amate nebbie autunnali ed invernali scoppiavano d’invidia perché c’era qualcosa di più fitto di loro che oscurava il cammino. Fino a praticamente giovedì non si sapeva neanche se avevamo un allenatore o no, con quello ancora in carica che, come i condannati a morte nelle prigioni americane, aspettava il suo destino con gli occhi puntati al telefono per sapere se la condanna sarebbe stati amministrata oppure no. Possiamo dire che in questi giorni abbiamo provato sulla nostra pelle il detto “un silenzio assordante” dove nessuna notizia trapelava sulle sorti della Pro. Nella “terra di mezzo” ci eravamo noi tifosi che, ognuno con i propri mezzi, cercava di tenere alta l’attenzione anche se lo sconforto iniziava a serpeggiare anche negli irriducibili che vedevano ormai vani tutti i loro sforzi.

Con gli occhi puntati al comignolo in attesa della fumata bianca, come avviene nelle elezioni dei Papi, ecco che quando tutti auspicavano l’ennesima fumata nera arrivò invece l’inattesa fumata bianca, che si è rivelata poi più poderosa che mai con un inatteso ma quanto mai felice passaggio di mano della società, provocando in noi un grande stupore come quando, proprio nella scelta del Papa, l’eletto non è quello auspicato dai pronostici della vigilia.

Con la gioia ma pure con il “cuore in gola” per l’inattesa ma sperata notizia abbiamo fatto la conoscenza del dottor Filippi al quale non abbiamo messo il tappeto rosso non perché esso fosse in lavanderia o per un preconcetto nella sua persona, ma perché memori che quando l’abbiamo fatto per qualcuno, con il senno di poi, lo avremmo volentieri ritirato con la stessa persona sopra, provocandogli quei ruzzoloni che i nostri cuori hanno fatto negli ultimi anni.

Come una ragazza scottata dalle precedenti relazioni, le quali magari pensavano di aver davanti degli Antonio Banderas ma che in verità erano degli Arlecchini, abbiamo accolto il nuovo che avanza con tifosi della Reggiana, i quali fanno la parte di chi prende informazioni sulla serietà del pretendente alla mano della “donzella”, ci rassicuravano sulla serietà di chi vuole essere il nuovo “padrone del vapore” della Pro. Ai tifosi della Reggiana un sentito grazie per la loro vicinanza e carineria che hanno avuto nei nostri confronti e faccio mia la proposta di chi ha avanzato l’ipotesi di un gemellaggio con loro.

Infine la partita di oggi; dopo un susseguirsi di emozioni degne di “Via col vento” ecco il pareggio con i vicentini il quale vale quasi come una vittoria perché, oltre ad un averlo ottenuto senza i leader della nostra squadra in campo, quasi come se ad Alì fosse stato chiesto di combattere contro Foreman con un braccio solo, è figlio di un rinnovato entusiasmo e meritocrazia nell’ambiente biancoblu che, con la nuova proprietà, vuole chiudere i libri delle favole e dell’horror, che più che sconfitte non avevano portato, per riaprire quelli sentimentali e d’avventura. Speriamo che chi ha avuto il merito di questo, portando nuovamente entusiasmo in tutto l’ambiente Pro Patria tangibile nelle persone che ho incontrato, continui su questo percorso e non ci butti l’ennesima “terra negli occhi”.

Speriamo che, con mister Montanari, riusciremo a scalare la classifica.
Andrea D'Emilio

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