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La trasferta di Novara era nata nel segno della giustificazione anticipata. “Tanto si perde” era il ritornello che inconsciamente tifosi e giocatori avevano fatto loro. Sconfitta per due a zero, zero tiri in porta e zero gioco. Mancava anche Calzi.
A Mantova le aspettative erano certamente diverse ma il risultato è stato lo stesso. Sconfitta per due a zero, zero tiri in porta e zero gioco. Mancava anche Palumbo.
Bilancio di mister Montanari: quattro punti in due partite casalinghe (Real Vicenza e Sud Tirol) e zero in trasferta (Novara e Mantova).
Ora, diamo qualche merito ai “vecchietti” dello Speroni che evidentemente sanno far valere il fattore ambientale come piace all’allenatore del Mantova che vuole gente “tosta”, ma al contempo dobbiamo dare spazio all’analisi a largo raggio per cercare di spiegare il differente rendimento della truppa tigrotta.
Forse il modulo tattico casalingo non regge le trasferte. Troppo semplice la spiegazione? Può darsi, ma il numeri dicono quello che il buonsenso suggerisce.
Lo "score" offensivo della Pro Patria delle ultime quattro gare dice di due goal fatti (in casa) e 5 subiti (uno in casa e quattro in trasferta).
In trasferta l’attacco è anche sterile in quanto ad occasioni da rete. Obbligatorio chiedersi i motivi.
Quattro punte che non producono un tiro in porta sono sintomo chiaro che il centrocampo non produce gioco?
Se così fosse, forse è arrivato il momento di ripensare al modulo con il sacrifico di un terminale d’attacco e un rinforzo a centrocampo.
Con Como e Pordenone ci si gioca la stagione, allontanare l’ultimo posto è un imperativo per continuare a sperare nel play out che potrebbe incrociarsi con il Monza che dopo le penalizzazioni in arrivo per i mancati pagamenti scivolerà dietro a Giana Erminio. Insomma, quasi un destino la presenza dei brianzoli o presunti tali sul cammino della Pro Patria. Prima i presunti dirigenti mai arrivati, poi il presunto governo ombra di chiara matrice monzese e dulcis (speriamo) in fundo lo spareggio salvezza con i ragazzi di mister Pea.

Flavio Vergani

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