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Premetto, a scanso di interpretazioni maliziose, di essere soltanto interessato al bene della Pro Patria e di avere quindi salutato con piacere l’arrivo di nuove pedine sul disastrato scacchiere biancoblù.

I tifosi bustocchi sono già stati accusati di avere fatto saltare trattative con emiri arabi, multinazionali, potentati economici vari e, buon ultima, l’ormai mitica merchant bank svizzera, tutti spaventati (se mai siano davvero esistiti) dalle terribili salamelle.

Non vorrei quindi che anche l’ultimo soggetto, che avrebbe (il condizionale è d’obbligo) opzionato l’acquisto delle quote societarie per un prezzo indefinito e comunque senza fidejussione, salutasse e tornasse verso casa a causa delle mie considerazioni.

Tornando alla stretta attualità, una delle immagini più imbarazzanti (per noi, per il protagonista e per la presidenza di Lega) in circolazione fra stampa e rete è senz’altro quella di Vavassori in sciarpa granata della Reggiana.

Che triste spettacolo morire di abbandono e scelte sciagurate e vedere il tuo presidente che dichiara amore smisurato per un’altra squadra.

Alzi la mano chi, vedendolo in nero e stola granata, non ha pensato ad un curato di campagna in procinto di benedire una giumenta gravida o un maiale febbricitante.

Purtroppo la realtà dice che si tratta semmai di un’estrema unzione ad una tigre malconcia.

Altro spettacolo penoso è stato poi l’incontro con quello che ci è stato presentato come il futuro nuovo proprietario della Pro Patria.

Lungi da noi voler fornire ulteriori alibi a Vavassori con contestazioni al momento inopportune, però nemmeno siamo disponibili  a passare per stupidi o con l’anello al naso (persino a Reggio hanno già compreso quanto realmente accaduto) o perlomeno non tutti.

In primo luogo la conferenza stampa di presentazione del Signor Filippi è stata tristissima ed egli aveva l’espressione di uno che fosse stato costretto a recitare una parte, e ciò per l’assoluta assenza di entusiasmo, zero conoscenza della Pro ed una faccia da “chi me l’ha fatto fare”.

Senza programmi, compagni di viaggio e comunque “folgorato (da Macalli e Barilli) sulla via Emilia”, mancava solo che esordisse dicendo “il Pro Patria” e la sola (termine non reggiano ma romano) sarebbe stata ancora più evidente.

La fidejussione improvvisamente non ha più avuto alcuna importanza, dato che i due si sono subito “piaciuti a pelle”; ora “de gustibus” non è lecito discutere, anche se il carattere “deciso” di Vavassori fa pensare ad un rapporto sadomaso fra i due piccioncini.

In pratica, come nella migliore tradizione nazionale, si è scelto di cambiare tutto per lasciare in realtà tutto inalterato.

Dato che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, ecco allora come penso siano andate le cose, ovviamente tentando una ricostruzione dei fatti in assenza di notizie e basandomi per forza su voci ed illazioni tipiche di una situazione in cui tutto si muove da troppo tempo nell’ombra e nel silenzio più assoluti.

Ovviamente gli scarni comunicati ufficiali (con beffardi auguri per il futuro della Pro), le conferenze stampa imbarazzate e certi articoli ostinatamente fedeli alla linea non possono essere considerati informazioni, essendone anzi l’esatta negazione.

In primo luogo il sentore di una montante contestazione, anche sulla stampa nazionale, iniziava a preoccupare il buon Macalli.

Una scabrosa vicenda, da lui sempre nascosta sotto il tappeto, minacciava seriamente di nuocergli proprio nel  momento in cui deve rintuzzare i soliti vani tentativi di mettere in discussione la sua “presidenza a vita”.

Ecco che allora egli deve avere preteso dai suoi due amici, e strenui difensori in Lega, Vavassori e Barilli, che trovassero una soluzione in grado di silenziare il possibile scandalo  di questo rapporto extraconiugale.

A Reggio Emilia devono poi avere fatto pressione sul nostro “diversamente Patron” affinchè dopo giocatori, tecnico, direttore sportivo, allenatore dei portieri, preparatore atletico, osservatore, giovani dal settore giovanile, sponsorizzazione, biancheria e paccottiglie assortite, arrivasse finalmente nel capoluogo emiliano anche il “promesso sposo” senza più vergognarsi del nuovo amore.

Diverse e convergenti esigenze hanno quindi portato a questa recente novità societaria, che potrebbe purtroppo essere soltanto uno “scherzo da prete”.

Vero o falso che sia quanto avvenuto, prendiamo con favore ciò che di buono ha portato con sé questo nuovo presidente mesto e pensieroso.

Il gruppo dirigente “sotto copertura” cui Vavassori aveva colpevolmente affidato l’affossamento della Pro sembra essersi dileguato, e con esso taluni “giocatori”, per usare un eufemismo.

La parte finale del torneo dirà se sia troppo tardi o meno per evitare ciò che insipienza o cattiveria hanno disegnato.

Intanto restiamo alla finestra, speranzosi ma vigili e senza alcuna intenzione  di vederci ancora una volta  passare sotto il naso uno sgraziato bisonte spacciato dai soliti cortigiani per un elegante colibrì.
Marco Grecchi
 

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