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“Il fumo nuoce alla salute e può provocare il cancro, l’alcol fa male, il gioco può creare dipendenza”. Con queste indicazioni generiche a fine spot lo stato si lava la coscienza a riguardo delle conseguenze che potrebbero portare gli strumenti di business che lui stesso sostiene, approva e produce.
Manca la droga, che crea la stessa dipendenza del gioco d’azzardo, ma che per il momento non viene equiparata a quanto evidentemente già basta per far cassa. Questione di tempo.
Basterebbe evitare di proporre quanto sopra per evitare le conseguenze riportate nelle raccomandazioni da buon padre di famiglia che lo stato cerca di interpretare con pessimi risultati. Ma di fronte al business si chiude un occhio, anzi due, sulle conseguenze.
Parliamo quindi di scommesse. Ormai la procura di Cremona si è specializzata nel rincorrere calciatori che si lasciano tentare nell’aggiustare il risultato per un guadagno facile. Esercizio ammirevole quello perpetrato dalla procura  che non sembra però scoraggiare i protagonisti, visto che da quando sono state rese legali le scommesse si è originato un parallelo mercato di compravendita con protagonisti calciatori e allenatori di ogni categoria. Pochi ci hanno lasciato le penne, in molti continuano in quanto come dice lo stato"il gioco potrebbe creare dipendenza". Per cui vietato stupirsi.
Un giochetto semplice, ma difficile da controllare.
Un giochetto che ha costruito leggende, un giochetto che spesso è il ritornello dei prevenuti che spiegano ogni evento particolare avvenuto sul campo con la solita motivazione: la partita era scommessa.
C’è chi giura di sapere i risultati fin dalla sera prima. Ci si chiede il motivo per cui non ne approfitti, visto che i tifosi possono scommettere.
 Ora tocca alla Pro Patria essere sotto la lente d’ingrandimento. E questo fa male.
La giustizia farà il suo corso e in caso di reale colpa scatterà la giusta punizione.
Ma un po’ ci viene da sorridere. Lo score della Pro Patria nei secondi tempi è noto al mondo intero da inizio torneo. Persino Andrea “Statistiche”si è scomodato per compilare la classifica de campionato dopo i primi tempi e dopo il termine delle gare. Ebbene, i tigrotti sarebbero al terzo posto se considerassimo solo i primi tempi, penultimi nella realtà. Gli scommettitori analizzano i numeri, si nutrono di statistiche, valutano ogni dettaglio pur di centrare la vincita. Per cui ci sembra davvero normale che dopo le “remuntade” avversarie subite dai tigrotti fin da inizio torneo, storica quella di Como, ci possano essere le condizioni per decidere di puntare sulla vittoria della capolista anche se la stessa è sotto nel primo tempo.
Ovviamente, tutto è possibile e non vogliamo escludere nulla, ma ci rifiutiamo di pensare che l’andamento visto in campo nell’arco del torneo sia riconducibile a cause diverse da una condizione fisica non ottimale.
 Diversamente conviene davvero invitare il “Giuseppe” a chiudere lo stadio. Che senso avrebbe continuare?
Quello che è certo è che per l’ennesima volta si parla di Pro Patria in senso negativo e questa volta non per colpa dei tifosi e questo non farà certamente piacere a patron Vavassori che ai tempi della gara con il Pavia era proprietario della Pro Patria. Per un consigliere di Lega non è certamente bello essere invischiato in una vicenda del genere.
Contiamo che tutti finisca in una bolla di sapone, anche per evitare che i tifosi debbano subire l’ennesima umiliazione. Dopo Padova, dopo Salò, dopo le penalizzazioni, dopo le anomale normalità e i governi ombra che ci hanno portati a un passo dall’inferno, sarebbe davvero troppo.
 E chi è arrivato da poco e non ha vissuto queste realtà negative da protagonista forse dovrebbe riflettere e contare fino a cento prima di esprimere giudizi sulla tifoseria.
Certamente potrebbe essere diversa dalle altre, ma ci si chieda i motivi con spirito oggettivo e non soggettivo o peggio ancora prevenuto.
 Le analisi  devono essere fatte conoscendo il quadro generale nei minimi dettagli. L’istinto va lasciato da parte perché soprattutto in questi casi è cattivo consigliere. L’ingenuità spesso è figlia dell’inesperienza e forse è il caso di vivere un po’ di più l’ambiente prima di sparare sentenze verso chi la Pro Patria la vive da sempre e non da qualche mese. È un esercizio di umiltà che aiuta a crescere.

Flavio Vergani

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