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A gennaio sono arrivati i rinforzi in campo che hanno ridato speranza di salvezza alla tifoseria. Si è riaccesa una fiammella che si stava spegnendo a causa delle bufere dei parasocietari ora messi alla porta.
invece, non sono arrivati i rinforzi dalla città. Non stiamo parlando di potenziali acquirenti della società, questo tema è già stato trattato nel passato e ancora non sono chiari i motivi per i quali non si riesca ad arrivare ad una soluzione che soddisfi venditore e acquirente, ma di un coinvolgimento della città di natura emozionale, passionale, istintivo.
La maglia della Pro Patria ha cinque righe bianche e quattro righe blù, se le regole lo consentissero potrebbe ospitare ben nove sponsor che si potrebbero gloriaredi griffare le maglie di una squadra importante.
La realtà dice che nessuna di queste strisce è stata brandizzata.
La crisi economica è una realtà, ma non deve diventare l’eterna giustificazione. Crediamo si possa fare di più. Pensiamo ad associazioni presenti sul territorio come quella dei commercianti che con un investimento collettivo di minimo importo potrebbero dimostrare vicinanza alla società anche con iniziative di “loyalty” nei punti vendita. Oppure associazioni di categoria professionali o a sfondo sociale che potrebbero impreziosire la loro presenza sul territorio sponsorizzando la squadra della propria città.
Non crediamo che la crisi possa essere un ostacolo per realizzare questo progetto di vicinanza.
Non ci si appelli alla solita scusa del “devono venire loro” a cercarci perché crediamo sia un ritornello fuori moda.
Volere è potere e ci sembra che valga la pena mettere da parte ogni formalismo a favore dell’apertura alla collaborazione.
E tutto questo non per Vavassori o Filippi o chi per loro, ma per la Pro Patria.
Loro prima o poi se ne andranno, ma la Pro Patria rimarrà. 

Flavio Vergani

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