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Quarantotto reti subite in ventiquattro gare. Due reti nette a partita. Una media perfetta che da inizio torneo viene rigorosamente rispettata. Solo due vittorie fin qui ottenute, con AlbinoLeffe e Pordenone. Numeri impietosi che condannano la Pro Patria ad essere la candidata numero uno alla retrocessione diretta. L’attacco atomico? Sparito nella nebbia. Nelle ultime tre gare: zero reti a Bergamo, una con il Real Vicenza su respinta da calcio di punizione e zero a Novara dove la porta è stata vista solo da lontano.
Forse le folate offensive di inizio torneo erano favorite da una preparazione delle altre squadre che a quei tempi non dava loro brillantezza. Situazione sfruttata dai tigrotti che riuscivano a ottenere vendemmiate di reti.
Da oggi occorre cambiare il modo di giocare. Se prima l’improvvisazione delle nostre due “alette”in grado di vincere gli uno contro uno e creare superiorità numerica in attacco erano l’unica soluzione di gioco per mancanza di centrocampisti in gradi di orchestrare la manovra, ora la situazione deve cambiare.
Un centrocampo con Calzi, Palumbo, Bovi, Arati e Giorno può produrre un gioco più articolato in grado di dare respiro alla manovra. Un gioco meno prevedibile di quello odierno dove gli avversari costruiscono gabbie intorno a D’Errico e Candido sterilizzando la manovra.
In attesa della miglior forma fisica occorre ripensare anche al modulo. Forse un centrocampo con Bovi, Calzi e Palumbo darebbe più equilibrio alla squadra. In avanti crediamo che in attesa della miglior condizioni di Baclet si possa pensare ad una soluzione con Serafini e D’Errico supportati dal tornante Candido.
“Conditio sine qua non” per qualsiasi soluzione tattica sarà il raggiungimento di un’accettabile condizione fisica che possa dare resistenza per 90 minuti ai tigrotti.
Un lavoro lungo e difficile quello di mister Montanari il cui obiettivo stagionale sarà di evitare l’ultimo posto e giocarsi tutto nel play out. Attenzione al Monza, squadra in attesa di pesante penalizzazione e che perde da quattro turni senza neppure realizzare una rete. Che il destino abbia previsto che i brianzoli debbano incrociare ancora il cammino dei tigrotti dopo che il governo ombra brianzolo ha devastato quello che c’era da devastare in quel di Busto?
In tale caso siamo a credito e se esiste giustizia il verdetto sarebbe scontato.

Flavio Vergani

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