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“Là sul ponte di Bassano noi ci darem la mano” recitava una celeberrima canzone risalente alla Prima Guerra Mondiale di cui ricorrono quest’anno i cent’anni dell’entrata dell’Italia nel conflitto.

Senza voler scomodare esempi tra il calcio, che solo uno sport, e la guerra in cui morirono molti innocenti da una parte e dell’altra, per Bassano passa molto del destino della Pro Patria. Partendo dal presupposto che la salvezza diretta è pressoché impossibile, anche se ancora la matematica non ci condanna, vogliamo capire dove questi ragazzi vogliono arrivare. 

Dopo due bellissime vittorie di carattere e sofferte con il Giana e il Lumezzane, due dirette concorrenti alla lotta salvezza, e che ci fanno ben sperare per un eventuale play out, vogliamo vedere se questi tigrotti sanno affondare gli artigli anche nelle carni di un avversario ben più quotato dei precedenti. Con il pericolo di retrocessione diretta che è ancora uno spauracchio, dato che il Pordenone è solo a tre punti, dovere di questo gruppo sarà quello di cercare di raggranellare più punti possibili anche se l’avversario, ovviamente, non starà a guadare. L’ideale, se proprio play out devono essere, è acquisire la migliore posizione possibile e poi … solo Dio lo sa!
In questo momento l’animo e le motivazioni dei giocatori dovrebbe essere a mille; due vittorie consecutive tra poco non si vedevano dai tempi di Beretta e questo deve aver rinfrancato un gruppo che, si spera, abbia ritrovato fiducia nei propri mezzi che sembravano perduti dopo la partita con il Pordenone. Forse, punti nell’orgoglio, hanno voluto dimostraci che non sono delle “pippe” … tanto meglio per la Pro! Merito a loro che hanno dimostrato che forse i nostri incitamenti, anche quelli un po’ sopra le righe, non erano detti a vanvera o solo per il gusto di contestare ma perché eravamo sicuri che potessero dare di più. Scusateci se alle volte sembriamo troppo eccessivi ma questo fa l’amore e per noi la Pro è “il primo e unico grande amore” come viene detto (se non mi sbaglio) in un passaggio del nostro inno. 

Simbolo di questa rinascita non è solo un singolo giocatore ma è l’intero gruppo che, vistosi con le spalle al muro con il Pordenone, ha tirato fuori quel carattere che invocavamo, con mister Montanari che ha avuto la capacità di tenere unito il gruppo e crederci quando molti avevano già buttato la spugna. A questi sicuramente ha fatto piacere raccoglierla e metterla via! 

Noi tifosi ci godiamo il momento sperando che non sia solo una pausa dai dolori che ci hanno caratterizzato quest’anno ma sia l’inizio di un finale scintillante di stagione con un dopo di cui non siamo ancora a conoscenza. 

Eh si … non so voi ma io non riesco a godermi appieno questo buon momento della Pro perché ignaro di quello che sarà di noi … troppi silenzi ci sono attorno a quello che avverrà, un muro di omertà ancora più profondo si è scavato tra Busto e quello che succederà … praticamente un silenzio quanto mai assordante. A noi non ci resta che stare sulle barricate, sperando che, finalmente, si scenda al più presto e “Chi l’ha visto?” sia cancellato dalla programmazione televisiva bustocca.
 
Andrea D'Emilio

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