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In città c'è grande euforia e soddisfazione per questa Reggiana e ora i tifosi si pongono una sola domanda: ma Pietro Vavassori arriva? Un interrogativo destinato a rimanere, per il momento, senza risposta. Nessuno ha la sfera di cristallo e soprattutto può sapere quali sono le reali intenzioni dell'imprenditore milanese. Il suo approdo a Reggio doveva essere sancito da tempo, anzi si ipotizzava che arrivasse a Natale. A distanza di tanti mesi non è successo. Se chiedete a Barilli vi risponderà: ci vuole tempo, forse a fine stagione. I problemi? Solo legati alla cessione della Pro Patria. Ma la Pro Patria non è di Carlo Filippo? Forse non ancora, manca la ratifica.
L'impressione è che Pietro Vavassori sia salito sull'Aventino. Allo stadio è da tempo che non viene, sempre come ospite, sia chiaro. La sua presenza è annunciata nell'amichevole con il Milan ma state certi che nelle sue risposte sarà evasivo.
Nel frattempo chi è in pressing è il digi Raffaele Ferrara che ha una visione concreta del calcio. Il digi granata vorrebbe programmare il futuro, a prescindere dalla categoria, impostare la prima squadra e riorganizzare il settore giovanile che è in cima ai suoi pensieri. Ha fretta e chiede un pronunciamento. Lascia anche trasparire che le idee calcistiche non collimano con quelle del presidente Alessandro Barilli ma ha un eccellente feeling con Stefano Compagni, indicato come il futuro presidente.
Un percorso che era stato pensato e in parte programmato con l'arrivo di Vavassori nell'azionariato granata e l'ascesa di Compagni alla presidenza ma che si è, guarda caso, interrotto. Siamo in una fase di stallo e tutto può succedere, anche se Raffaele Ferrara e tutto il suo staff prendano altre direzioni. In questo caso è evidente che anche Vavassori cambierà rotta perché dove c'è Vava c'è Ferrara. Su questo non ci piove.
Morale della favola la Reggiana è specialista negli autogol, nel farsi male da sola. Nel momento di massimo splendore, dopo quattro anni di bocconi amari, quando può sognare un futuro diverso e iniziare a pensare in grande, ecco che riaffiora il solito vizietto di distruggere ciò che si è appena costruito.
Non so come andrà a finire, di certo non c'è una via di mezzo, una soluzione intermedia per cui alla domanda iniziale rispondo: o dentro o fuori.

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