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Ci ha pensato il Giudice sportivo a fermare Alain Baclet per una giornata e la pausa gli farà solo bene. Baclet è un giocatore di qualità, ma al momento necessita di riposo. Senza una preparazione di base e dopo aver sostenuto il peso di uno schema che lo ha chiamato a fare spesso l’incontrista, sta pagando le fatiche invernali.
Assist anche per mister Montanari che potrà riproporre lo schema che amiamo di più con Candido e D’Errico esterni di attacco, Serafini punta centrale senza obblighi di copertura e centrocampo a tre con Arati, Giorno e Calzi, senza dimenticare Bovi.
Una soluzione equilibrata che non impegna Serafini in rincorse sfiancanti e che al contempo permette di avere sempre presente un punto di riferimento in area di rigore per gli appoggi dei centrocampisti. L'assit di Giorno ne è un esempio concreto.
Occorre ripartire dalle qualità che questa squadra possiede, ma che per una serie di motivi non hanno ancora reso per quello che potrebbero.
Pensiamo alla qualità di Melillo, un portiere che partito in sordina si sta rivelando una sicurezza, a Pisani che in mezzo alla difesa ha dato garanzia di esperienza, ad Arati in costante miglioramento, a Bovi che dovrà trovare la forma migliore dopodichè dimostrerà che non si gioca in serie A se non si hanno i numeri, a Calzi le cui qualità non di discutono, ad un attacco che seppur abbia smarrito la via della rete conta di qualità individuali indiscutibili.
In panchina finalmente un allenatore vero, un uomo equilibrato che parla il giusto per farsi capire e spesso dice cose sensate ed intelligenti che seppur non sempre condivisibili mantengono la sua radice di saggezza.
Come dice il mister la squadra manca ancora di equilibri e di punti di riferimento, ossia le qualità intrinseche sulle quali appoggiarsi come garanzie acquisite. In effetti si fatica a capire quali siano le qualità e i difetti di questa squadra. Attacco forte? Prima, adesso no. Difesa debole? Prima, adesso meno. Tenuta fisica scarsa? Prima, adesso non sembra. Ruoli scoperti? Prima, adesso no, o forse non sempre gli stessi per i rendimenti altalenanti di alcuni tigrotti. La Pro Patria sembra una creatura che sta vivendo una metamorfosi, non è più quella di prima ma non si vede la nuova essenza. Lascia trasparire il nuovo profilo che sembra essere migliore del precedente solo a corrente alternata. Non convince sul suo vero sesso, sul suo vero nome, sulla sua vera potenzialità, sulla sua intelligenza tattica, sulla sua potenzialità fisica.
Indefinito il carattere, non ha il sigillo del sacro furore tigrotto, lascia indecisi sul fatto che sia timida o insolente, non fa trasparire il grado di parentela con i tigrotti del passato, ma neppure delude in quanto ad impegno. Una squadra incompiuta che ad occhio ha finora dato molto meno di quello che potrebbe.
In genere situazioni come questo fioriscono in gradevoli sorprese appena il processo di metamorfosi termina, oppure genera un aborto che lascia senza parole.
Non esiste la via di mezzo in questi casi, o è bianco o è nero, noi speriamo sia un biancoblù intenso per colorare il cielo primaverile con l’arcobaleno della salvezza.
Flavio Vergani

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