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La Pro Patria pareggia per zero a zero con il Pordenone in una serata sferzata da un gelido vento che l'ha spinta ancor più verso la serie D.
Un tiro fuori di Serafini e uno centrale di Bovi, questo è il risultato dell'attacco atomico spentosi ormai da mesi. Gli ospiti prendono la traversa e sciupano altre occasioni e alla fine il rammarico per il pareggio è solo loro.
Pigrotti con il solito ritmo da valzer lento, altro che ardore per la madre di tutte le partite.
Quattro allenatori non hanno modificato il trend di questa squadra che a questo punto più che scarsamente preparata a livello fisico sembra proprio scarsa sia tecnicamente, sia sul piano della corsa, oltre che del carattere che sembra proprio non appartenerle.
Tra l'altro dopo che mister Montanari ha aumentato il carico di lavoro atletico si è popolata l'infermeria con una lista preoccupante di talloniti, tendiniti, affaticamenti muscolari e altri dolorini che fanno pensare ad una fragilità atletica intrinseca di più di un pigrotto.
Gioco? Chi lo ha visto? Una lunga sequela di lanci lunghi disturbati dal vento per le punte che non ne hanno presa una, centrocampo modello belle statuine che non proponeva uno smarcamento che uno, obbligando il portatore di palla a liberarsene frettolosamente. Insomma, l'anticalcio.
Peccato che sugli spalti ci fossero molti ragazzini delle giovanili. Speriamo che la lezione del giorno fosse titolata: "Un esempio concreto di come non si gioca a calcio".
Deserto di gioco in campo e deserto in tribuna con la solita assenza della dirigenza. I tifosi invece, quelli che qualcuno definisce rassegnati, c'erano tutti, nonostante il freddo e nonostante la giornata lavorativa. Forse la rassegnazione è da cercarsi da altre parti.
Chi gufa sulle sfortune del Monza per trovare una facile salvezza o chi si affida a ripescaggi sicuri per cercare di offuscare l'assurda gestione della Pro Patria di quest'anno, dovrebbe per prima cosa ammettere il fallimento tecnico regalato ai tifosi di Busto. 
Dopo la delusione di veder trapiantata la Pro Patria in altra città, ecco l'umiliazione di un ultimo posto disonorevole.
Inutile girarci intorno, per quello che è capitato in campo e fuori la Pro Patria merita questa posizione.
Non ha fatto il ritiro precampionato, si è permessa di mettere in tribuna alcuni giocatori per scelte extra tecniche, ha affidato la gestione sportiva a terzi non identificati ma le cui performance erano note al mondo intero, non ha sfruttato come avrebbe dovuto il mercato di gennaio, ha celebrato l'ennesima cessione societaria senza che il nuovo presunto presidente si degni di vivere vicino allo squadra.
Perché mai la Pro Patria dovrebbe salvarsi dopo essersi scavata la fossa con le proprie mani?
O qualcuno ha ancora il coraggio di dare la colpa agli altri? Anche se non scendono in campo e non muovono le leve del comando? Siamo seri per favore...
Flavio Vergani

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