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La Pro Patria la scorsa settimana è stata multata dal giudice sportivo in quanto un suo sostenitore ha fatto presente il suo pensiero all’arbitro in modo poco educato.
Se non lo avesse fatto il tifoso non ci avrebbe pensato nessun altro in quanto la Pro Patria attuale continua a non avere un punto di riferimento chiaro a livello dirigenziale che possa far sentire la voce “grossa” quando serve.
Probabilmente il compromesso, non sottoscritto ma sopportato dalla tifoseria, deriva dal fatto che l’annunciata vendita al dottor Filippi è servita a liberarci dal governo ombra che stava trascinando la squadra nel baratro. Un errore clamoroso di patron Vavassori che non ha compreso il rischio insito in quella scelta precipitosamente risolta con quanto accaduto a gennaio.
Rimane però il fatto che la società è  ancora assente e silente, almeno a livello di visibilità esterna, e questo potrebbe incidere sulla “reputation” percepita all’esterno. I recenti episodi che hanno penalizzato la squadra dovuti a decisioni arbitrali perlomeno dubbie rimandano ai famosi due indizi che fanno una prova.
Il futuro della società è coperto da rigoroso silenzio e non esistono certezze a riguardo di cosa accadrà sia in caso di salvezza, sia in caso di retrocessione. Si avverte una vacanza contrattuale della dirigenza che seppur stia rispettando con puntualità gli impegni economici presi con i tesserati, non sembra volersi sbilanciare sugli obiettivi prossimi.
Molti liquidano il discorso con antiche certezze e pericolosa superficialità. E’ opinione comune che il vero padrone del vapore sia ancora patron Vavassori la cui carica di consigliere di Lega gli permette agevolmente di far presente quel che serve nelle sedi opportune. Per cui saremmo in una botte di ferro.
Una convinzione non sposata da nessuna certezza, ma derivante da esperienze passate di vendite simulate che anche questa volta ha sbrigativamente etichettato la vendita invernale come un atto dovuto ma mai realizzato.
La realtà parla di una Pro Patria spesso penalizzata da episodi arbitrali interpretati sempre e comunque non “pro”patria e una latente percezione in città di una proprietà che da troppo tempo dimostra la volontà di cedere le quote di maggioranza senza che arrivi una credibile alternativa.
Non vorremmo che a campionato concluso riparta il solito ritornello della società in vendita, della mancanza di fidejussione, con punti di penalizzazione e conferenze stampa ferragostiane per certificare quello che non è stato fatto dagli altri.
L’impressione che in casa Pro Patria nulla o poco sia accaduto a livello societario è ben presente in tutti i tifosi, che poi in molti lo abbiano accettato “pro”Patria è una verità acquisita, ma che la necessità di avere chiarezza e certezza per il futuro con i nomi e i  cognomi dei proprietari e con gli estremi del futuro progetto biancoblù è altrettanto un “must”.
Anche perché dopo il governo ombra e il presidente ombra crediamo sia tempo di vedere il sole, visto che nel frattempo è arrivata la primavera.
La Pro Patria deve uscire dall'ombra del fondo classifica e sembra che il lavoro di mister Montanari e dei suoi ragazzi abbiano acceso un raggio di luce, ora è il turno della dirigenza che ha il dovere di manifestarsi  dando fiducia all'ambiente con una presenza costante e percepibile.
Se si è preso l'impegno di ricoprire la carica di presidente lo si rispetti in tutte le sue forme contribuenedo con concretezza per la causa comune. I tifosi ci sono sempre, i calciatori stanno rispondendo, per ora chi è assente è solo la presidenza. Perchè?
Flavio Vergani

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