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Foto da homepage www.volleybusto.com
Busto ha sfiorato il tetto d'Europa con la Unendo Yamamay che ha centrato la finale di Champion League di pallavolo femminile.
Solo una squadra turca fortissima ha fermato la marcia delle "farfalle" che comunque hanno compiuto una impresa storica che ha portato i colori della nostra città su una vetta mai raggiunta in precedenza da un team bustocco.
Sembra incredibile che nella stessa città nella quale il calcio sta affondando si viva una realtà di tali dimensioni. Una realtà che zittisce chi ha giustificato la fine dei propri progetti sportivi alludendo a presunte debolezze della città.
La Yamamay dopo aver vinto scudetti e coppe ha cercato uno sponsor per fare il salto di qualità e lo ha trovato: la Unendo.
Lo stesso sponsor che poi ha aiutato il Varese calcio. Da chiedersi perché non la Pro Patria.
Ma questo è un discorso ormai stucchevole.
Un fiore sbocciato nel deserto se si pensa allo stato in cui era stato abbandonato il Palazzetto dello Sport di via Gabardi, ora diventato il tempio del volley. Tanto per parlare di strutture che tempo fa erano diventate il ritornello stonato per giustificare l'ingiustificabile.
Società modello in comunicazione con politiche di marketing relazionale ad alto impatto, relationship one to one con la tifoseria, considerata prima un cliente e poi un supporter, sviluppo sinergico tra il valore delle strutture e il potenziale della squadra, centralità del progetto commerciale con network di sponsor ad alto potenziale, sono stati i segreti che hanno portato la società del presidente Forte in cima all'Europa, o quasi.
Poi, possiamo discutere quanto si vuole sui soliti key process indicator che gli invidiosi contestano per giustificare le proprie miopie. Ma, trattasi di argomento trito e ritrito che non cambia la sostanza.
Questi signori sono arrivati a Busto trovando il deserto, prima o poi se ne andranno lasciando la bacheca piena di trofei, osannati dal pubblico dopo aver scritto la storia del volley bustocco.
Senza alzare mai la voce pubblicamente, sempre con il rispetto della stampa, dei tifosi e della città.
Quando è servito alzare la voce lo hanno fatto nelle sedi competenti, forti di quello che hanno promesso e mantenuto. Una patrimonio che gli ha dato credibilità e questo ha spostato le montagne quando serviva, molto di più di tanti lamenti.
Uno stile "british"di cui è permeato l'ambiente a volte fin troppo edulcorato, ma senza dubbio intriso di eccellenza. Uomini giusti al posto giusto, organici chiari, obiettivi ambiziosi ma realistici, organizzazione impeccabile, cultura sportiva top level.
Una semina perfetta che ha dimostrato che Busto non è un terreno arido, che l'acqua non va all'insù e che si può vincere anche senza aspettare la manna dal cielo.
Complimenti Unendo Yamamay.
Flavio Vergani

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