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Molti lo hanno definito una farsa, ma a nostro avviso questo campionato è una buffonata.
Ieri il tribunale federale ha restituito al Novara cinque punti degli otto di penalizzazione inflitti solo qualche settimana fa al club piemontese. Dieci punti sono stati restituiti alla Reggina, mentre ai dirigenti coinvolti sono state diminuite le pene in maniera considerevole.

Intanto, non si capisce bene quando e come verranno inflitti punti di penalizzazioni al Monza, ormai sulla via del fallimento.

Il Novara capolista si sentiva quasi in B, poi i punti di penalizzazione lo hanno portato al quarto posto, con passaggio dell’illusione promozione al Bassano. Mentre ora è tutto viene rimesso in gioco, a due giornate dal termine del campionato.

Certo è che se le sentenze producono due pene così diverse fra loro qualcosa in termini di affidabilità di una delle due corti di giudizio emerge con preoccupante realtà.

Chi ha ragione tra le due? Novara a meno otto o a meno tre? Ma, soprattutto, che senso ha tutto questo a qualche giornata dal termine del campionato?

Cosa vorrà dire la postuma penalizzazione del Monza a bocce ferme? Verrà applicata a questo campionato? Anche se terminato?

Anomale normalità di un modo dove l’acqua va all’insù. Dove si traslano intere società da una città all’altra senza battere ciglio, dove si affidano gestioni sportive a terzi che operano dietro le quinte, con presidenti eletti con l’unanimità dei voti o quasi da parte dei propri sostenitori, nonostante conferenze stampe imbarazzanti dove si parlava di banane, invece che di programmi elettorali.

Un mondo innamorato dei giovani talenti solo dopo che la legge Melandri ha garantito contributi importanti per chi dimostrasse attenzioni verso i settori giovanili. Un mondo che ha spezzettato il programma delle gare di campionato per permettere le dirette in streaming ( qualche presidente senior sta ancora cercando di capire il significato della parola) a chi non disponendo di sufficiente ampiezza di banda, ha imposto il campionato spezzatino o la simultaneità delle ultime tre giornate di campionato in tre giorni differenti.

Tutto questo venduto ai tifosi come “il nuovo che avanza”, il calcio del futuro, la modernità di un modello vincente.

Tutto questo mentre il presidente della Lega Pro è ancora alle prese con i tribunali per presunte irregolarità risalenti al tempo del Pergocrema.

Insomma, si gioca più nei tribunali che in campo e il carrozzone Lega Pro ha dato il peggio di sé in questo campionato di bassissimo livello tecnico. Qualcuno ha avuto il coraggio di definire questa categoria come la serie C di una volta. Ma quando mai! Questa è una mediocre serie C1 per le prime cinque o sei posizioni, il resto è una modesta serie C/2 con larghi sconfinamenti in serie D.
 Si vede che questa gente ai tempi della serie C non frequentava la categoria, oppure l’età comincia a influire sui ricordi.

Della vecchia serie C c’è solo la divisione in tre gironi, soluzione vincente trovata da Macalli dopo aver diviso l’Italia verticalmente, orizzontalmente e a macchia di leopardo, senza trovare la quadra.

Un tentativo di geo marketing creativo che ha portato ad  un ritorno al passato, spacciato come novità dell'ultima ora.

 Noi la chiamiamo” innovazione retrograda”, ossia giri virtuosi per tornare là da dove si era partiti, seguendo percorsi alternativi nei quali ci si è persi più di una volta, sbattendo la testa ripetutamente.

Una realtà che deve essere cambiata con urgenza, dando al movimento una guida certa che possa reinventare la terza serie del calcio italiano, ora avviata verso un triste tramonto.
Basta ai campionati farsa! 

 

Flavio Vergani

 

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