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Lo sconforto mi prende mentre mi appresto a pigiare il mio povero dito sulla tastiera, quanta pena prova un tifoso della Pro Patria ogni volta che quest’anno rivolge il proprio pensiero alla squadra del cuore.E quanto è triste terminare un pezzo ancora una volta intriso di amara ironia pensando a quando si poteva parlare anche di calcio.Questa orribile stagione ha “regalato” al pubblico superstite di tutto e di più con risvolti persino divertenti, forse proprio perché farciti di involontaria comicità, già risalenti ad annate precedenti.
Si iniziò tempo fa con la doppia finale di Coppa Italia di Lega Pro in cui un nepotismo autolesionistico ci espose al pubblico ludibrio in Eurovisione.Si continuò quando, proprio nel momento dell’ormai dimenticata ultima promozione, ci si aspettava una festa ed invece ci si stava preparando a “farci la festa” trasferendo baracca e burattini nella patria del cicciolo.
Poi venne il tempo del penoso rosario delle trattative “riservate”, regolarmente sfociate in nulla, e di quelle annunciate urbi et orbi e finite nello stesso modo.Dimenticheremo sicuramente molte altre “panzane” nel frattempo propinateci; mi sovvengono, citati alla rinfusa, grandi gruppi economici e facoltosi personaggi fuggiti da Busto, proprio al momento della firma, per colpa di uno sciopero di qualche tifoso avvinazzato.
Brucia poi la ferita ancora aperta ogni volta che da Reggio Emilia rimbalzano stucchevoli interviste in cui il nostro si rivolge alla Reggiana usando un “voi” tanto fasullo quanto ipocrita, ironico e fastidioso all’ennesima potenza.
Il comunicato ufficiale dello scorso otto aprile poi, con uno stile che ricorda la lettera di Totò e Peppino alla Malafemmina, bacchetta ancora una volta alcuni giornalisti “cattivi” ed indica le linee guida per l’acquisizione societaria (nel caso si decidesse davvero di volerla cedere), riproponendo il fantomatico ed immancabile “patto di riservatezza”.
L’ultima perla in ordine di tempo sembrava la presentazione in stile funebre del Presidente “a sua insaputa” Carlo Filippi, già ampiamente commentata e “sgamata”.
Eppure chi sta scrivendo la storia di questa stagione aveva in serbo per noi un’altra beffarda sorpresa, ovvero il comunicato ufficiale pubblicato sul sito della società in cui si rende noto ciò che tutti già sapevano: tanto fumo e zero arrosto ancora una volta.
Con un linguaggio pomposo e proprio per questo esilarante, viene ringraziato il Dottor Carlo Filippi per il “prezioso contributo” fornito.
Alzi la mano chi non ha sorriso a tale lettura e non si è sentito preso in giro da quelle parole.
Ma per favore! Non basta sfornare periodicamente comunicati per pretendere di insegnare ad altri una serietà negli atti e nelle affermazioni che da tempo è scomparsa da Busto.
Per quanto tempo ancora dovremo leggere stantii decaloghi di comportamento e l’ormai classico lessico venuto a nausea ai più?
Per quanto ancora persone tutto sommato normali dovranno sentirsi trattati come avessero l’anello al naso e sorbirsi prese in giro siderali quasi senza potersene lamentare, senza che i soliti sparuti ma irriducibili difensori si inalberino ed alzino al cielo lamenti strazianti per il benefattore incompreso?
Peccato che la legittima, e per molti versi comprensibile, scelta del disimpegno si sia poi realizzata attraverso farsesche trovate, veri e propri colpi di teatro, ed il mai dimenticato trafugamento di ogni cosa e persona potesse essere portata a Reggio.
Indipendentemente dalle vicende di campo (che si spera evolvano positivamente), ci si regali allora un po’ di serietà; vogliamo continuare ad essere maltrattati, come pare piaccia ad alcuni di noi, ma senza più storielline da bimbi ad indorare la pillola.
Se fine deve essere, che sia una fine dignitosa e senza che nessuno possa pensare di averci preso in giro fino all’ultimo.
Non siamo a Varese e nessuno di noi reagirà con modalità che non ci appartengono, ma non rinunceremo mai, in nome della passione per questi colori, al diritto di critica e ad analizzare con implacabile attenzione le prossime “sorprese” che ci verranno propinate.
Cerchiamo quindi di mantenere la categoria sul campo, ma prima di tutto salviamoci …….. dal ridicolo.
Marco Grecchi

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