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La Pro Patria non è più ultima. Questa è la novità che dovrebbe far gioire. Dovrebbe far sperare.
Una goccia di felicità, dopo un mare di amarezze. In campo e fuori. Chi ha ancora voglia di volgere lo sguardo al passato? Nessuno. Si parlerebbe di play off, play out, retrocessioni, finte vendite, acquisti simulati, governi ombra, migrazioni di giocatori verso la terra promessa.
Realtà e non voci inattendibili che sono state toccate con mano da questa encomiabile tifoseria, ancora presente sugli spalti, nonostante tutto. Altri sono gli assenti. L’amore non si dichiara, si misura con i fatti.
C’è chi assolve e giustifica solo riferendosi ai doveri rispettati, quasi fossero un merito e non un obbligo. Ci si riferisce ad altre parti dove i patti non sono rispettati, ma il paragone ai suoi tempi giustamente sdegnò chi si sentì offeso dal confronto.
Obblighi imposti dall’etica del ruolo che si sceglie di interpretare. Nulla di più, nulla di meno. Inutile ricorrere ai sensazionalismi.
Serve fare corpo unico per salvare la pelle? Facciamolo, ma troviamo il coraggio di farlo tutti insieme senza la puzza sotto al naso o con l’eterna voglia di vantarsi di essere nello schieramento giusto.
Dopo quanto accaduto quest’anno tentare di santificare qualcuno o farne un eroe senza macchia è esercizio impossibile.
Il colpa mia, colpa tua ha fatto il suo tempo. I crediti sono finiti per tutti e un era sta per chiudersi, sotto tutti i punti di vista.
Tra le mani ci rimane ben poco, la squadra ci è stata strappata l’estate scorsa, il settore giovanile fiore all’occhiello da sempre vantato privato dei suoi elementi migliori, spalti desolatamente vuoti per l’esodo degli spettatori. Spettatori che si differenziano dai tifosi per la loro lucidità d’analisi che li rende capaci di scegliere, di valutare, di accordare fiducia o meno al prodotto loro offerto. Senza giudizi appannati dalla passione che lavora nell’animo del tifoso distorcendo le realtà, armando le speranze, convincendoli sempre e comunque del contrario.
Occorre fare gruppo seguendo mister Montanari, un esempio virtuoso di professionista serio che sta dando un volto e un anima alla squadra. Con semplicità, con poche parole, ma con molti fatti.
Una guida sicura, una luce che può portarci fuori dal tunnel di un anno dove si è sbagliato in campo, ma soprattutto fuori con scelte gestionali da brividi.
Salvarsi sarà una grande impresa, ma non equivarrà ad una promozione, perché quest’ultima produce un anno di gioie intense. Qui è da troppo tempo che si vivono tristezze immense.
Un anno di amarezze immense per quanto visto in campo e fuori.
Ma non solo. Mentre quella piccola goccia di gioia per l’abbandono dell’ultimo posto sta dissetando la sete di salvezza del popolo biancoblù, leggiamo dell’indagine della magistratura a riguardo dell’esposto di Federbet che ha rilevato puntate anomale su alcune gare della Pro Patria.
Si legge addirittura di un potenziale rischio retrocessione nel caso che quanto denunciato fosse ritenuto valido dagli organi competenti.
Sarebbe l’ultima beffa che questa gente non si merita. Salvarsi sul campo e non essere ancora certi di avercela fatta sarebbe una ulteriore coltellata per la tifoseria bustocca.
Se esiste giustizia crediamo sia il momento che la stessa si materializzi e premi chi, nonostante tutto, è ancora qui. Con la bandiera in mano, la passione nel cuore e la speranza nell’animo.

Flavio Vergani

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