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La mail di Maurizio Lavazza rappresenta la rabbiosa reazione del tifoso che non si orienta più in questa realtà che ogni giorno diventa sempre più incomprensibile.
Patron Vavassori dopo aver portato certezze a livello di solvibilità economica e definito un progetto chiaro ha mischiato le carte, facendo venire più di un dubbio anche ai suoi supporters di sempre a riguardo dei suoi obiettivi sulla piazza di Busto.
Il clamoroso trasferimento dei mezza Pro Patria in quel di Reggio non è stato certamente gradito alla piazza che si è sentita offesa e tradita, non tanto nel concetto, quanto nei modi con i quali si è liquidato il progetto in essere. Ci si aspettava un allontanamento del patron da Busto e invece lui è rimasto, è la Pro Patria che se ne è andata.
La strategia seguita stride ancor di più con il buonsenso se si pensa che lo stesso patron sembrava avesse anticipato l’arrivo della truppa nella città  Reggiana per poi seguirla. Questo rendeva perlomeno comprensibile la mossa, ma a distanza di un anno questo non è accaduto e voci da Reggio segnalano più di un problema con l’attuale dirigenza granata che impedirebbero l’arrivo di Vavassori.
Sarebbe davvero imbarazzante che dopo aver trasferito a Reggio tutto il trasferibile e aver di fatto creato una piccolo succursale reggiana in quel di Busto, il comarketing non producesse profitti in nessuna delle due città. Niente arrivo dei Vavassori a Reggio, niente play off per la Reggiana e retrocessione per la Pro Patria. Sarebbe uno sconfitta sportiva paragonabile ad una Caporetto senza precedenti che il patron certamente non vivrebbe bene, vista la sua indole da vincente.
Se in mezzo a questa incredibile e per certi versi incomprensibile mossa di Vavassori si considera la parentesi vissuta a Busto negli ultimi mesi del 2014 con la presenza di un governo ombra che ha influito pesantemente sulla stagione sportiva, la situazione assume contorni tragici e ci si chiede i motivi per i quali ormai da un anno accada quello che mai era accaduto a Busto, ma anche nel resto d’Italia.
Se le norme federali permettono di agire in tale direzione non lo sappiamo, sappiamo invece che qualcuno lo sta verificando e prima o poi lo farà sapere, ma al di là di questo non riusciamo a capire come un manager d’azienda di alto profilo come è Vavassori possa trovare continuamente e costantemente difficoltà a concretizzare una cessione "normale" della società. Ricordiamo i bergamaschi messi alla porta dopo una trattativa lunga e sfiancante, ricordiamo la multinazionale messa alla porta dal vin brulè, ma di fatto tiratasi indietro prima della firma, ricordiamo i tentativi della imprenditoria locale sfociati subito in polemiche piuttosto che in trattative, ricordiamo la trattativa con i due famosi “bellocci”  che Cinzia ancora attende di conoscere, ricordiamo Filippi eclissatosi prima dell’equinozio di primavera.
Ci sembra che qualcosa non quadri, ci sembra che ci sia molto che non torni,  ci viene il dubbio che molto non conosciamo, ma certamente non è possibile sostenere che la situazione non sia cambiata di una virgola dopo un anno durante il quale la Pro Patria ha perso tutto il valore di cui disponeva.
Rosa della prima squadra azzerata, compresi giovani qui nati e cresciuti come Sala, venduti e rivenduti prima del ritorno dove già erano, settore giovanile privato dei suoi giocatori migliori, mezzi compresi, ultimo posto in classifica con indagine in corso dopo la denuncia di Federbet.
Che senso ha tutto questo? Perché la Pro Patria non ha ancora un nuovo proprietario? Non diteci per colpa della fidejussione perché non ci crediamo. Il ritornello è diventato persino stucchevole e chi si è avvicinato all'acquisto giura e spergiura che non è questo il problema. Quale è allora ? Si vuole vendere o no? A prezzi ragionevoli, o no?
Se le richieste di Vavassori del passato avevano a nostro avviso un senso visto il valore societario creato dalla sua gestione, oggi è pura utopia pensare di dover attribuire un valore a quanto rimasto, dopo un anno nel quale si è pensato a distruggere piuttosto che a costruire.
Ci sembra venuto il momento di pensare al futuro usando il buonsenso. Se la Pro Patria è da tempo un fastidio per qualcuno, si cerchi una soluzione definitiva per il bene di tutti, mettendo da parte pregiudizi e astiosità che nel passato hanno frenato più di una trattativa.
Comunque vada a finire la Pro Patria ha necessità di ripartire da zero con persone che possano godere della fiducia della tifoseria, ora ai minimi storici dopo quell’esodo verso Reggio che ha di fatto tranciato ogni rapporto con il patron, anche da parte dei suoi sostenitori più accaniti rimasti attoniti di fronte a quanto accaduto.
Un gesto che è sembrato un vero e proprio tradimento che nulla e nessuno potrà mai cancellare. Per cui, è tempo di voltare pagina per il bene di tutti.
Inutile inseguire la salvezza in campo senza pensare al futuro dirigenziale. Si correrebbe il rischio di vivere un’altra beffa. Sarebbe davvero troppo.
Flavio Vergani

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