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Fino alla definitiva condanna, vanno considerati innocenti. Questo è quanto si dice in questi casi nel rispetto delle persone coinvolte e all’apparenza sembra essere giusto così. Certamente non vogliamo fare processi sommari, ma solamente considerare la realtà in modo oggettivo.
La Pro Patria, per l’ennesima volta, conquista la ribalta mediatica per qualcosa di molto lontano da una vicenda sportiva vincente.
Le turbolente vicende societarie del passato con l’era Zoppo, i fallimenti, l' abbandono dei Tesoro con le conseguenti incursioni di Capitan Ventosa per conoscere il popolo delle salamelle, i continui esagerati sfoghi di Vavassori, il caso Boateng, hanno direzionato sui nostri colori attenzioni che nessuno avrebbe mai voluto ricevere.
Ma al peggio non c’è mai limite e oggi la Pro Patria, comunque vada a finire, è stata infangata da questi clamorosi  arresti di suoi dipendenti o ex dipendenti.
Di chi è la colpa? Questa volta certamente non dei tifosi, ma nemmeno prima, seppur qualcuno si divertisse a sparare bordate sugli stessi quasi sempre e comunque.
Che i risultati della squadra fossero spesso clamorosi, che le rimonte subite nei secondi tempi fossero imbarazzanti, che qualche giocatore nella trasferta di Sassari seguisse più la direzione del vento che quella dell’avversario, è parso chiarissimo a tutti, ma nessuno di questi aveva potere di azione per strambare da quella rotta.
Forse, qualcuno, invece di preoccuparsi di certificare come inattendibili qualche locale fonte di informazione, avrebbe dovuto preocuparsi di certificare l’attendibilità di certi personaggi chiamati ad operare a nome e per conto della Pro Patria prima di consegnargli le chiavi di via Cà Bianca, in virtù di un franchising gestionale che potrebbe costare carissimo sulla reputation del brand Pro Patria, ma non solo.
Un'occupazione  durata per lunghi mesi nei quali la proprietà si è assentata a livello comunicativo senza mai confermare o smentire una realtà che ogni giorno diventava più evidente grazie alle scelte dentro e fuori dal campo, difficilmente riconducibili allo stile della vera proprietà.
Giocatori inspiegabilmente fuori rosa, arrivo a Busto di rinforzi utili solo ad indebolire la squadra, sussurri e grida da parte di qualcuno che viveva da vicino la situazione e che riportava per “amor di Pro Patria” quello che viveva e sentiva quotidianamente.
Evidentemente chi agiva in nome e per conto della Pro Patria lo poteva fare grazie a una blindatissima fiducia riposta che esonerava la condotta del governo ombra da ogni eventuale influenza del proprietario, ma se così fosse, l'errore di valutazione assumerebbe un livello davvero incredibile.
 Sorprende che gli attori di questa gestione avessero un curriculum noto all’intero ambiente che non li elevava certamente a personaggi vincenti nel mondo del calcio di Lega Pro.
Capire il motivo per il quale nonostante i precedenti sia stato permesso loro di incidere pesantemente sulla gestione sportiva, non è semplice e solo una persona lo potrà spiegare.
Ammesso e concesso che non sia troppo tardi. La giustizia farà il suo corso e solo alla fine si potranno tirare le somme, certo è che la nostra Pro Patria oggi ha subito una vergognosa umiliazione.
Una promozione, un altro campionato vinto, e gli stipendi regolarmente pagati, stavolta non bastano per assolvere , per consolare e per giustificare.
Una vergogna di tali dimensioni non era mai stata raggiunta da questi colori, nemmeno nei tempi più tristi della sua storia, chi ci ha portati fin qui, questa volta, per una volta trovi il coraggio dell’umiltà e reciti il mea culpa. Chiedendo scusa ai tifosi, vecchietti e non, gente che ha pagato, viaggiato e sofferto per questi colori  forse per uno spettacolo farlocco, forse per risultati già scritti, forse per scommesse già vinte.
Giusto scartare presunti candidati alla presidenza se non in possesso della fidejussione, doveroso era allontanare candidati alla gestione e alla performance sportiva se non in possesso dei requisiti minimi e indispensabili per poter vestire la nostra maglia: l'eticità, la corretezza, il rispetto per sè stessi e per gli altri.
La giustizia dirà se questo è stato fatto o meno, ma oggi il popolo bustocco è ferito per l'ennesima volta da quel che non si merita.
Chi ha sbagliato paghi, senza sconti e senza pietà.
Nessuno osi toccare la nostra passione.
Flavio Vergani
 

 

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