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E adesso cosa si fa? Un proverbio cinese dice: quando si alza il vento c’è chi costruisce ripari e chi costruisce mulini a vento.
Non abbiamo scelta, occorre riconvertire l’energia negativa che ha colpito l’ambiente per tenere alta la vela e navigare verso il porto della salvezza.
Ma, è solo una situazione contingente che non lascia alternative. In ogni altra situazione la decisione non sarebbe stata così scontata. Non è possibile rifugiarsi sempre e comunque nel solito discorso a tutela gli innocenti.
Certamente i giocatori rimasti sono rispettabilissimi e il loro allenatore un esempio di professionalità, ma anche i tifosi lo sono. Lo erano anche dopo la finale play  off con il Padova e dopo quello con la Feralpi.
Non sembra essere cambiato nulla, vale ancora la pena chiudere gli occhi per rispetto verso il presente che non è diverso dal passato? Vale la pena difendere quello che è ancora difendibile chiudendo occhi e orecchie su quanto accaduto prima e dopo?
Ovviamente si, anche perché non ci sono altre possibilità, ma la scelta è obbligata per cui non è una scelta e questo salva l’orgoglio e assolve l’unanimità che ha scelto questa direzione.
La voglia di dire basta è però del tutto presente e comprensibile. L'onor di maglia non può essere il solito colpo di spugna che pulisce le operazioni sporche. Diversamente si rischia di certificarle anche per il futuro.
Sui giornali di oggi si parla della gara di Bergamo, Ulizio padre chiama il suo interlocutore tra il primo e secondo tempo e dice: “Qui ci sarà un’altra caterva di reti” e indica al suo contatto la quota da giocare. La gara termina con la vittoria risicata dei padroni di casa e il banco perde 50 mila euro. I giorni successivi si intrecciano le minacce di morte per il figlio di Ulizio.
A Bergamo i tifosi hanno sperato, sofferto e pianto, si sono fatti domande sul rifiuto della fascia di capitano da parte di Serafini, si sono incazzati per l’espulsione di Calzi, oggi si sa che era più o meno tutta una farsa.
E non solo in quella partita. Ci sono tutte le ragioni per costituirsi parte civile nel processo a questi signori del male che si sono serviti della Pro Patria per delinquere. Forse, questa volta, occorrerà trovare la forza di far sentire la voce dei tifosi fuori dallo stadio. Tavecchio ha dichiarato di sentirsi parte lesa. Quale sarebbe il danno? Quello di aver fatto finta di niente quando il direttore generale del Monza agiva in nome e per conto di un’altra società? O quando il suo amico Macalli rivendicava “le prove” per poter agire quando il mondo intero aveva intuito quello che c’era da intuire? Adesso le prove le avete, crediamo che siano necessarie e sufficienti per darvi scacco macco. Fino a ieri vi era stata data la possibilità di accettare la patta e lasciare la scacchiera senza danni, adesso no. Per favore, fatevi da parte. Game over!
Cosa rischiano e i calciatori e cosa rischia la società, questa è la domanda che si pongono i tifosi. Sul primo punto ha risposto il magistrato nella conferenza stampa di ieri. Fino a nove anni di reclusione. Per il resto non è semplice fare previsioni, ovviamente la posizione del tigrotti è aggravata dal fatto che la regia di quanto accadeva è stata orchestrata da dirigenti che, seppur occulti, operavano in nome e per conto della Pro Patria. Questo potrebbe essere una aggravante decisiva. Le date del processo non sono note, certo è che se lo stesso si celebrerà sul lungo periodo potrebbe consentire l’iscrizione al campionato di riferimento (Lega Pro in caso di salvezza)con eventuali successive penalizzazioni, diversamente i rischi potrebbero moltiplicarsi.
Da chiedersi anche quale saràil futuro societario visto che dopo quanto accaduto la reputation della società è andata a picco e il valore del brand pressochè inesistente. La Pro Patria del passato necessitava di una lucidatura dei suoi valori etici che potesse consolidare la sua immagine. Il processo era a buon punto con la gestione vavassoriana che aveva ridato smalto sotto questo punto di vista. Ora si ripiomba nel passato con una brand equity quasi impossibile da ricostruire.
Solo gli ingenui sono rimasti sorpresi di quanto accaduto ieri, la piazza bustocca seppur avvezza all’alcol aveva mantenuto la lucidità sufficiente per comprende che il governo non se ne era andato senza lasciare traccia. La domanda che la tifoseria si pone incessantemente e alla quale non trova risposta  è sempre la stessa: Come abbia potuto un imprenditore serio ed esperto come Vavassori, profondo conoscitore del mondo del calcio e così dentro le vicende della Lega Pro, aver delegato a questi signori la gestione della società. Come abbia potuto, o meglio, come non abbia potuto fermarli prima e come abbia potuto rischiare la sua reputation con un autogoal del genere.
 
Flavio Vergani

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