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Adesso ci manca solo che qualcuno - che non riusciamo nemmeno a definire – arrivi e dica: sarete contenti ora. Quelli – pochi per fortuna - che ancora esistono e credono che tutto ciò che accade di male alla Pro sia colpa dei tifosi.

Contenti noi? Come possiamo provare la minima traccia di gioia di fronte a un bubbone scoppiato. Almeno fosse risanatore, ma ne abbiamo visti tanti di quei polveroni e alla fine non abbiamo quasi mai ritrovato un’aria più pura.

Siamo troppo amareggiati, troppo feriti di fronte alla nuova, pessima vetrina che ci hanno sbattuto addosso. I nostri sospetti, la nostra preoccupazione, non contano niente. La Pro Patria, accidenti, quella conosciuta per le sue imprese, sempre più legata a nefandezze simili, sbattuta in prima pagina con tanto disonore.

Le singole e precise responsabilità verranno messe a fuoco dalla giustizia. Speriamo che tutto questo schifo porti almeno a qualcosa, una svolta, seppur minima; tuttavia – come dicevamo prima – risulta così arduo crederlo.

L’unica certezza per noi è un’altra, anzi due. Tutta l’erba non è uguale e abbiamo delle tigri sulle quali contare. Lo sappiamo già, ma è necessario, per noi vitale, che lo dimostrino fino in fondo in questa doppia partita della vita. Non perché abbiano a che fare con questa vicenda, ma perché è fondamentale uscire tutti insieme con la testa alta e i piedi in Prima Divisione per scrivere una pagina finalmente positiva della nostra Pro. Come ai vecchi tempi, come anche ai nostri tempi abbiamo saputo fare.

Non chiediamo niente di più di ciò che chiediamo a noi stessi: perché siamo ancora qui, nonostante tutto. Perché noi tifosi siamo feriti, ma non a morte. Perché da ogni delusione, non importa quanto aspra, siamo ripartiti più robusti e affamati di sport vero, di bene, di risultati costruiti con il sudore mica con i trucchi e le sporcizie.

Noi siamo la parte sana: lasciateci mostrare l’orgoglio (da non confondere con l’arroganza), perché tra sacrifici piccoli e grandi, con tutti gli errori che si possono anche commettere per amore, siamo sempre rimasti a fianco di questa straordinaria maglia.

Chi scrive è praticamente disperato di non poter essere a Lumezzane a gridare il suo sostegno: per fortuna (e soprattutto fedeltà) tanti, tantissimi bustocchi vorranno e potranno farlo e con il cuore saremo insieme a loro fino all’ultimo istante.

Ma allo stadio Speroni non mancherà con doppia voce, doppia passione, doppia fierezza.

Portiamoci Busto, portiamoci il mondo. Quest’ultima tappa può essere la prima da tanti punti di vista, se rimaniamo insieme.

Forza ragazzi puliti della Pro: tocca, definitivamente, a noi.

Marilena Lualdi

Giornalista de “La Provincia”

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