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Non esiste un’ora, un minuto che si isoli dal pensiero di sabato. Provare ogni via di fuga, si rivela inutile. Allora appendo le scarpe dei diversivi al chiodo e aspetto, durante una serata degli In tra da Nögn. Ma non si può non parlare di Pro Patria, già perché la preoccupazione – che lo confessiamo o no – è condivisa e va oltre i confini dello stadio. E poi arrivano loro Pippo Taglioretti e Gipo Calloni. Vengono fatti salire sul palco di questa serata dedicata al cuore di Busto e alle sue vie da ritrovare, e Luigi Giavini evoca una storia che non ci stancheremmo mai di ascoltare: quella di Kubala. Quando Busto, la Pro Patria, erano avanti, persino troppo.

Quando al telegiornale non sentivi di pessime storie a deturpare i colori biancoblù. Quando, tra l’altro, non dicevano “il Pro Patria” e nemmeno (questa me l’ha raccontata un tifoso sconsolato) “Busto E Arsizio”.

Terminata la leggenda, così reale, io ho bisogno ancora di rassicurazioni.

Vado dal Gipo, vado da Taglioretti: vi prego, ditemi che andrà tutto bene. Che anche questo incubo verrà superato, si scioglierà come neve al sole. Che questi playout non saranno una ferita inconsolabile, che la vicenda scommesse troverà un epilogo di giustizia e noi ci ritroveremo più forti.

Negli occhi dei campioni leggo l’amarezza per quanto stiamo passando, ma anche una sorta di serenità. Sì, serenità. Perché hanno lottato tanto, e tante ne hanno affrontate.

Anche loro sono preoccupati per sabato e per ciò che verrà. Ma Calloni non ha mai abbandonato una battaglia in vita sua. E negli occhi di Taglioretti c’è sempre quella luce, che ti sprona a credere.

Io non so come finirà questa stagione. So che voglio lottare. E, anche grazie a voi campioni, che ripartiremo.

 

Marilena Lualdi

Giornalista de “La Provincia”

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