Header


Termina la stagione regolare che verrà ricordata per le anomale normalità che hanno accompagnato l’intero campionato tigrotto.
Un campionato ad alto livello di autolesionismo iniziato fin dall’estate con il solito punto di penalizzazione ottenuto per il solito capriccio societario del ritardato versamento della fidejussione.
Fortunatamente a tale riguardo sembra esserci una buona notizia. Dal prossimo campionato sembra possa diminuire l’importo della fidejussione da 600 mila euro a 400 mila, con rilascio di 100 mila euro a gennaio ,in caso di pagamento regolare dei contributi. Questo dovrebbe facilitare il processo di cessione societario finora solo simulato, seppur fonti ritenute da tutti affidabili e ufficiali avessero annunciata la vendita in più di un’occasione. Tanto che persino chi si nutre da fonti inattendibili ci aveva creduto. Da lì in poi credere alle une o alle altre non ha fatto differenza significativa.
Autolesionismo che è proseguito con la cessione di squadra e staff alla Reggiana in confezione bipack, prendi uno e porti a casa due, il tutto offerto dal punto vendita bustocco che sembrava volesse dismettere l’attività.
Poi, ecco l’operazione franchising con la cessione della gestione sportiva ad un management che non aveva brillato in altre piazze.
Una mossa incredibile e ingiustificabile della proprietà culminata con una girandola di allenatori, chi esordiente e chi con illustri passati come vice di ex allenatori della nazionale italiana, che sono riusciti a centrare due record che hanno riempito di orgoglio l’incontentabile piazza bustocca: il record di reti subite, che non si contavano a secchi, ma a bilici tanto per rimanere in tema con il main  sponsor societario e un punto in sei partite, quasi la perfezione se non si fosse incappati in un  pareggio che ha sporcato la media perfetta.
Gente che ha avuto il coraggio di pontificare persino nella “casa del male”, quel Pro Patria Club che in associazione con i giornalisti e l’amministrazione comunale sembra aver costituito un'associazione e delinquere contro la Pro Patria. Insomma, il dio del male specializzato nel praticare e insegnare l’arte dell’autolesionismo applicato alle scienze calcistiche.
Fortunatamente, a gennaio, ecco la svolta. La Pro Patria si libera dalla prigionia del governo ombra grazie a Carlo Filippi, commercialista modenese, che si innamora del biancoblù e corre a Busto per liberare l’ostaggio dalle mani dei cattivi.
Un atto eroico e temerario che deve essergli costato una montagna di energie mentali, tanto che quando giunge a Busto per annunciare la liberazione dal nemico, appare stanco, provato e con poco entusiasmo da dedicare alla piazza. "Non sono venuto per rimanere pochi mesi, questo deve essere chiaro" è lo slogan scelto dal neo proprietario per impattare sulla piazza. E aveva ragione, non era venuto per pochi mesi, ma solo per pochi giorni!
Il popolo bustocco invece di applaudirlo, consolarlo e ristorarlo, dimostra quanto sia “bastardo dentro” con un’accoglienza a dir poco fredda e distaccata che scandalizza persino un tifoso doc reggiano, tale Mike, che a nome e per conto dell’intera Emilia Romagna fa sapere al barbaro popolo bustocco e al malefico Pro Patria Club che trattasi di persona per bene accorsa al capezzale della Pro Patria per salvarla e darle nuova vita. I soliti irriconoscenti e irresponsabili cafoni che solo Busto può permettersi e che non cambiano neppure dopo aver fatto andare a monte una trattativa con una multinazionale che aveva scelto di investire sui tigrotti.
La solita irriconoscenza bustocca, popolo grezzo e avvezzo all’over consumo di bevande alcoliche calde e noto per le abbuffate di salamini alle quali fanno spesso seguito campionati nazionali di rutto libero, colpisce negativamente anche lo stimato professionista che prima si dà alla macchia e poi fa sapere il suo disimpegno societario, nonostante lo stesso fosse stato esonerato dal versamento della famosa fidejussione da un patron in edizione "onlus".
Disagio e imbarazzo in via Cà Bianca dove si era già provveduto a pubblicare sugli attendibilissimi organi ufficiali di comunicazione, il disimpegno del patron e la vendita al nuovo arrivato.
Si rimedierà poco dopo, dando degli inattendibili ai soliti noti che ricevono una botta di popolarità gratuita e inaspettata. Da che pulpito veniva la predica...!
Contrordine e tutto tornava come prima e da qui in poi la stagione dell'autolesionismo terminava e pure l'anomala normalità che lasciava spazio alla normalità.
Dopo che la sinistra aveva disfatto, ecco che con la destra occorreva ricucire. Dopo mesi nei quali si era rimasti alla finestra assistendo immobili e dalla prima fila alla tragedia che stava andando in onda, ecco il colpo di scena con l’arrivo dei “nostri”, o perlomeno “del nostro” che turandosi il naso e sottraendosi per un istante ai bagni di gloria a lui riservati dagli abitanti del nuovo feudo conquistato e occupato con gli ex paladini biancoblù, spazzava via le controfigure da lui stesso scritturate, evaporava  l’ultimo degli allenatori, spazzava via  i “lenti a contatto” difensivi piazzandone uno in serie A e l’altro all’estero, riuscendo persino a gestire un mercato internazionale con la vendita del gioiello Ulizio al San Marino.
La succursale di Reggio Emilia propone una job rotation formativa a qualche suo gioiello o ex dipendente che aveva lasciato un ottimo ricordo al top management ed ecco arrivare un vero allenatore, un vero centrocampista e un vero giovane di prospettiva. Con loro due ritorni in grado di tacitare anche i tifosi più spacca maroni come il Bacchi :  Pisani e Calzi, due garanzie.
Il ritardo in classifica è diventato abissale grazie al record dell’allenatore toscano, ma per il patron non esistono sfide impossibili e i tredici punti di penalizzazione ne sono una conferma.
Torna un’apparente normalità . L’allenatore allena, i giocatori corrono, vengono persino fatte scelte tecniche reali, nessuno più viene spedito in tribuna, magicamente la squadra inizia a correre per 90 minuti e non per 45 minuti.
Incredibilmente viene operato un turn over decisivo e alcuni fenomeni dell’andata decidono di farsi da parte spontaneamente, o quasi.
Il male è definitivamente sconfitto, la cura ha prodotto i suoi effetti e se non fosse per il ritardo con la quale è stata somministrata, oggi il malato verrebbe dimesso dall’ospedale.
Invece, occorreranno ancora due sedute di riabilitazione molto dure e rischiose, ma le lesioni dell’autolesionismo sono quasi cicatrizzate e questo è quello che conta.
Anche stavolta il dottore ha centrato la cura, ma sempre ci si chiede il motivo per i quali si sia permesso alla sua illustre paziente di ammalarsi frequentando brutte compagnie.

Questo rimarrà la sola e unica domanda senza risposta. Ci sono solo illazioni da parte dei soliti "podu no parlà", ma abbiamo imparato la lezione e non crediamo alle fonti non certificate. Per cui il dubbio rimane, anche se qualche idea ce l'abbiamo.
 Guarisci Pro Patria!

0 commenti: