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In viaggio, nella bufera. Ci siamo passati già altre volte, eppure non provoca meno dolore.

In questi giorni abbiamo attraversato tante, tantissime parole. Noi stessi ne abbiamo pronunciate a iosa, scritte, ascoltate (non tutte, quando fiutavamo le prevedibili cavolate dei soliti cantori innamorati solo della propria voce, ci siamo tenuti alla larga), comunicate agli amici, in un tentativo di conforto reciproco. Il bello di questo pessimo momento è ritrovarsi squadra.

Adesso parlano i fatti. E per dare loro il benvenuto, è bene tenere la testa alta. Devono farlo i tigrotti che non hanno nulla di cui vergognarsi: le colpe di pochi non devono investire gli altri, i più. Oggi i ragazzi, guidati da Montanari e capitan Serafini, devono solo ricordarsi di questo: sono la Pro Patria, una maglia che nessuno può davvero sporcare. Per se stessi, per quei colori già abbastanza maltrattati, per i tifosi che stanno soffrendo come dannati, come e più di loro, a Lumezzane ogni parola va messa in fuga, come ogni pensiero.

Il peggio non è passato e non possiamo sapere come evolverà la drammatica vicenda delle scommesse.

Ma oggi non conta.

C’è uno stadio, ben aperto, che ci aspetta. Poi penseremo anche al nostro, settimana prossima, che si spalancherà.

Se qualcosa si deve chiudere, sono le scommesse. Il calcio è vivo, perché non è in balia di pochi disgraziati, ma di tante persone di buona volontà, che non fanno notizia.

Come un branco di tigri sane e di tifosi devoti più che mai, che viaggiano dentro la bufera insieme. E lo ripetiamo: nessuno, nessuno di loro è solo.

#finoallafineforzapropatria

Marilena Lualdi

giornalista de "La Provincia"

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