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Iniziano le contestazioni a Vavassori
Cala il sipario sul campionato della anomale normalità con la retrocessione della Pro Patria in serie D dopo la sconfitta per due a zero con il Lumezzane nella gara di ritorno dei play out.
Patron Vavassori costretto a lasciare la tribuna dagli stewadrs
Una normale normalità retrocedere dopo quanto accaduto durante il campionato per colpa di un solo e unico responsabile, ossia patron Vavassori che questa volta non ne ha proprio azzeccato uno di pronostico, nonostante lo stesso si stimi della sua capacità previsionale. Pro Patria su tutti i giornali per la vicenda calcioscommesse, valanghe di reti subite, quattro allenatori cambiati, due direttori sportivi a libro paga, giocatori messi fuori rosa, governo ombra per tutto il girone di andata sono le perle di una gestione che ha seguito l’esodo della vera Pro Patria in quel di Reggio Emilia, bollata dal patron come una normale anomalia.
Diciamo che più che essere retrocessa la Pro Patria è retrocesso Vavassori, unico responsabile di quanto accaduto a Busto durante questi mesi. Non sappiamo quanto siano reali le ipotesi di chi da sempre parlava di una precisa volontà di far retrocedere il calcio a Busto, sta di fatto che la previsione si è avverata e non sembra sia stato fatto molto perché andasse diversamente.
Diciamo che è retrocesso Vavassori anche perché quando la Pro Patria vinse due campionati si fece fatica a condividerne i meriti con gli altri, sentimmo sempre e solamente autoesaltazioni del patron con la stucchevole frase del “ho vinto due campionati” che insieme a quella fino a poco tempo fa ancora sulla bocca dei suoi discepoli fedeli “ lui tira fuori i soldi” sono state usate e strausate  per difendere l’indifendibile, confondere la piazza, disorientare e spostare l'attenzione sui dettagli per evitare di discutere sui temi centrali.
Oggi il patron, presente allo Speroni dopo una lunga assenza durata un campionato, se l’è vista davvero brutta. Dopo i fragorosi cori provenienti prima dalla curva e poi da tutto lo stadio che lo contestavano  vibratamente, a fine match più di un tifoso non gliele ha certamente mandate a dire, sfogando contro contro il patron rabbie e delusioni faticosamente represse durante un lungo campionato pieno di amarezze.
Vavassori apparso pallido in volto e senza parole ha dapprima voluto resistere all’onda di contestazione rimanendo impavido al suo posto, ma quando la tensione è salita è stato invitato dagli stewards ad allontanarsi tra una selva di insulti.
Sembra che poi abbia bruciato un semaforo con il rosso per sfuggire ad un successivo tentativo di intercettazione di altri tifosi delusi.
Tra i contestatori molti ex difensori del patron che dopo averlo tenacemente difeso si sono sentiti traditi dai suoi comportamenti e dalla sua assenza a Busto dopo l’innamoramento con la Reggiana.
Insomma, oggi è caduta definitivamente la statua del patron anche in casa dei suoi ultimi paladini. Statua abbattuta virtualmente a picconate con la pesante contestazione a lui dedicata.
Sul campo la Pro Patria è apparsa spenta e in gravi difficoltà fisiche e mentali dopo una stagione affrontata senza un ritiro precampionato degno di questo nome e dopo le vicende del calcioscommesse che di fatto hanno trascinato la squadra fino ai play out, nonostante il ruolino di marcia positivo della gestione Montanari che si colloca fra le cinque migliori squadre del girone di ritorno.
Non è bastato e ora la Pro Patria si trova un gradino più in basso di dove l’aveva presa Vavassori, con un parco giocatori smembrato, un settore giovanile saccheggiato, una credibilità a picco e inquisita dalla Procura federale. Una gestione fallimentare, nonostante i famosi stipendi pagati e soldi investiti. Un disastro annunciato che si è concretizzato con puntualità in un ennesimo play out amaro per i nostri colori. Se questo vuol dire fare calcio con strategia allora è meglio lasciar perdere e dedicarsi ad altro.
Questa volta non crediamo sia colpa della città, del Sindaco(presente sugli spalti), del Pro Patria Club, del vin brulè e degli scioperi dei tifosi. Questa volta non è colpa dei giornalisti inattendibili, forse inattendibile è chi ha proposto e consigliato determinate scelte e determinate persone al patron. Non sempre l’intuito che aiuta a scoprire i bravi calciatori fa rima con la capacità di scouting in ambiti finanziari. E, forse, di questo occorreva tenerne conto se certe rassicurazioni sono state la cause che lo hanno mandato fuori pista.
Per cui, stavolta, si metta da parte l’orgoglio e l’autostima e si ponga rimedio al disastro, dando un futuro certo a questi colori, magari evitando di gioire per gli altri colori impegnati in tutt’altre sfide per le quali si è avuto una vicinanza del tutto maggiore e proporzionalmente ingiustificata, inaccettabile e del tutto poco elegante.
Essere presidente della Pro Patria e andare a vedere la Reggiana è stata l'ennesima anomala normalità di questo campionato. Pagata a caro prezzo anche da chi di pronostici se ne dovrebbe intendere. Stavolta ci hanno preso gli irresponsabili e gli inattendibili.
Seppur siano i primi a soffrire per questa triste previsione che procura un'amarezza immensa. Un pronostico così facile e scontato che solo gli ingenui non lo avevano previsto. Per cui, evitiamo di fare i sorpresi. Tutti, dal primo all'ultimo.



Flavio Vergani

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