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Il Lume del torto


L'annuncio della querela somiglia sempre a una minaccia a freddo. L'annuncio di adire le vie legali ordinarie infischiandosene delle regole federali cui si dovrebbe sottostare, non è solo una minaccia ma la dimostrazione lampante di quanto in poco conto si tengano le regole.

Il signor Renzo Cavagna è alla guida di un'onorata società sportiva. La stessa in cui mosse i primi passi Mario Balotelli. Il Lumezzane.
Il signor Renzo Cavagna, nell'ultima settimana, ha infilato due perle mediatiche che nulla hanno a che fare con lo sport.
La prima perla risale al 19 maggio, giorno in cui la Pro Patria ha scoperto d'essere invischiata in quella cloaca a cielo aperto che è il calcioscommesse.
Bontà sua, il signor Renzo Cavagna se n'è uscito con un comunicato stampa, per altro da nessuno richiesto, per sottolineare il disgusto su quel che sta avvelenando la Lega Pro. Con un'aggiunta: di lì a pochi giorni, lamentava il presidente del Lumezzane, la sua squadra avrebbe dovuto giocare contro una squadra invischiata nel vergognoso affaire. Come dire: siamo penalizzati. 
Peccato però che fino a prova contraria nell'affaire sin qui emerso ci siano finiti nomi e cognomi già bell'e trasferiti verso le patrie galere o iscritti nel registro degli indagati. 
 
 
Il resto della Pro Patria ha nulla da spartire con quegli indagati. A meno che il signor Renzo Cavagna non sappia ciò che sfugge persino ai magistrati.

Se la società bustocca sarà deferita dalla Procura federale e poi ritenuta colpevole per "responsabilità oggettiva" - e ciò lo deciderà la giustizia sportiva e non certo il signor Renzo Cavagna coi suoi annunci - il Lumezzane sarà salvo a tavolino dalla retrocessione sin qui meritata sul campo. Già perché questo sarebbe il verdetto senza playout, coi bresciani già retrocessi insieme col Pordenone e l'Albinoleffe.

La seconda perla è più recente. 

Dopo la gara d'andata dei playout, persa dalla Pro Patria per 1-0 sul campo dei bresciani, Marcello Montanari, che dei tigrotti è l'allenatore, è sbottato: un gol regolare annullato in virtù d'una svista colossale, il gol subito sul filo del fuorigioco e un calcio d'angolo in extremis non concesso, con tutti e tre gli episodi condizionati da un solo guardalinee, han convinto l'allenatore dei tigrotti a chiedere più rispetto. 
Montanari ha pure rivolto un invito esplicito agli avversari a non offfendere chi, nel mezzo della tempesta del calcioscommesse, non solo non ha responsabilità ma anzi si ritiene vittima e sta cercando di onorare la propria maglia e l'impegno dei playout. 

Un appello tra professionisti della pedata. 

Una richiesta comprensibile tra uomini di sport per riportare la contesa solo sul rettangolo di gioco.

Si vede che il signor Renzo Cavagna non ha dimestichezza coi rettangoli di gioco se ha deciso di andare già oltre la clausola compromissoria che inchioda le società al rispetto delle decisioni della federazione: sono gli organi federali e solo loro a concedere ai tesserati la possibilità di adire le vie legali ordinarie. Se lo si fa di testa propria, da tesserati obbligati al rispetto delle regole, s'incorre in un illecito. 

Che il signor Renzo Cavagna abbia poi messo in dubbio pubblicamente che il gruppo della Pro Patria che sta sfidando la sua squadra sia "pulito e onesto" perché il suo ex portiere è finito in carcere, merita analoghi approfondimenti legali a quelli da lui minacciati. A cominciare dall'esercizio dei compiti d'ufficio affidati alla Procura federale. 

Oltretutto deve avere la memoria corta il signor Renzo Cavagna. 
Molto corta se dimentica quei quasi ottocento milioni che il suo Lumezzane, avrebbe dovuto restituire all'ex presidente Aldo Bonomi. E che sono evaporati in una transazione politica per il più italico dei volemose bene, evitando alla società di ritrovarsi sulla via del fallimento. Era il 2011 e i conti del Lumezzane faticavano a tornare.

Non solo. 

Il signor Renzo Cavagna s'è pure dimenticato che l'allenatore della sua squadra fino al marzo scorso - da lui stesso incaricato a inizio stagione - nel 1986 aveva buscato tre anni di squalifica per le analoghe nefandezze (totonero) che lui oggi rinfaccia, non solo ai tesserati coinvolti nell'inchiesta Dirty Soccer ma a tutta la Pro Patria. Spiegando, con due perle e due dimenticanze, la differenza tra moralismo e morale.
 
Mario Visco

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