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Orgoglio e pregiudizio” è un celebre libro dell’autrice inglese Jane Austen che in questo caso però può essere adottato per esemplificare al meglio il momento e i sentimenti che da venerdì sta vivendo l’ambiente della Pro Patria.

Da una parte vi è l’orgoglio, che per fortuna è il sentimento prevalente, di una piazza che si era data per morta ma che defunta non lo è affatto. Se non andiamo troppo lontano dopo la partita con il Pordenone anche i più ottimisti avevano dato per finite le possibilità della Pro di salvarsi anche solo passando per  il play out. I più ottimisti invece speravano ancora nell’impossibile attaccandosi a tutto, compresa la traversa che aveva negato la vittoria al Pordenone, visto come un segno del destino che il peggio era passato; rivedendola oggi forse non avevano tutti i torti … Fortuna a parte, la quale, mi è stato detto, ha ritrovato la strada di Busto dopo che il suo navigatore si era guastato (anche se il saldo è ancora in perdita), il merito va a questi ragazzi che hanno voluto dimostrare di non essere quei “cavallacci sfiatati” che vagavano senza una meta in campo; sotto la guida di un ottimo “fantino” quale mister Montanari da carne da macello sono diventati carne pregiata degna di correre al Palio di Siena. Mi è sempre stato detto che l’allenatore conta fino ad un certo punto e che sono i giocatori quelli che scendono in campo; in questo caso saremmo ipocriti a non dare “a Cesare quel che è di Cesare” dopo che sulla panchina della Pro quest’anno si sono seduti filosofi o tattici dell’ultimo minuto che per spiegare le loro scelta andavano tra poco a snocciolarci o il teorema di Pitagora o il motto “Dio lo vuole” dei cavalieri crociati. Il mister invece, zitto zitto, si è guadagnato la pagnotta riponendo nello sgabuzzino l’ascia che aveva fatto saltare le teste dei suoi predecessori e presentando la lettera di licenziamento al boia che eseguiva le sentenze. Un nuovo disoccupato che non ci dispiace vedere ora nei Centri per l’Impiego …

L’altro sentimento che alberga è invece il pregiudizio alimentato da quelli che dicono che ancora non si è fatto nulla perché dobbiamo fare i play out, quando poi magari erano i primi a millantare pellegrinaggi a destra e manca in caso di raggiungimento di essi. O quelli che dicono che anche se ci salviamo sul campo non succederà la stessa cosa per la società e finiremo per sparire … Queste persone, che per fortuna sono poche, io li chiamo “tifosi part time”, e cioè sono tifosi occasionali che pensano però di essere i depositari delle verità assolute ma che, quando vengono smentiti, come in questo caso, non sanno più che pesci pigliare e invece di dire che hanno sbagliato trovano altri elementi di negatività invece che di distensione … a queste persone dico che fanno meglio a ritornare nelle loro tane e non farsi più vedere se devono dare giudizi tanto per dar fiato alla bocca. Certo è vero, non siamo salvi, e a livello societario siamo ancora nella burrasca ma se ci ricordiamo da dove siamo partiti direi che non sarebbe male godersi, per ora, il parziale traguardo che abbiamo raggiunto. Non facciamo quelli “tanto prima o poi si deve morire” … godiamoci i momenti belli, altrimenti tanto vale vivere!

Io m’iscrivo in questa categoria solo quando si parla di possibili cambi societari, come quello del “cavallo di ritorno” che abbiamo letto in questo fine settimana; finchè non vedrò nero su bianco non mi metterò il cuore in pace.

Nella speranza che tutto vada come speriamo e che tutti remiamo nella stessa direzione … forza Pro!

ANDREA D’EMILIO

 

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