Header


E così siamo ripiombati in piena cronaca nera e giudiziaria, con una nuova esposizione mediatica in tutto il mondo, ovviamente in negativo.
Francamente non se ne avvertiva il bisogno, ne avremmo volentieri fatto a meno ma sembra che addirittura fossimo in mano ad organizzazioni criminali.
Mai una gioia ma neppure mai un po’ di noia a Busto nelle vicinanze dello Speroni!
Ovviamente tuti innocenti fino all’ultimo grado di giudizio anche se va detto che il bassissimo livello di taluni giocatori coinvolti aveva tratto in inganno i più.
Ma nel calcio, come nella vita, c’è sempre da imparare ed a Busto, ben prima di questa illuminata proprietà, si era già visto davvero di tutto.
Ora assumono un significato più chiaro le dimissioni di Colleoni, i mal di pancia di Serafini,  l’allontanamento di Antonelli e la faccia da funerale di Filippi, tutte persone poco duttili e certamente scomode per le trame in atto.
Partite vendute (e non “comprate”, caro presidente del Lumezzane, e con quali soldi?), da parte di un gruppo di veri e propri “ladri di polli” anche se collegati forse con soggetti dall’inquietante pedigree.
Avversari, direttori di gara, giudice sportivo, giornali ed ambiente in genere riprenderanno ora a guardarci come un bubbone infetto, ben al di là delle nostre effettive colpe, perché è chiaro che se qualcuno esce pulito da questa storiaccia è la tanto esecrata tifoseria, incolpevole vittima di tale triste mercimonio.
Ora che l’attenzione dei media nazionali e locali è concentrata sui soggetti direttamente coinvolti, in campo ed alle scrivanie, e sugli aspetti più folcloristici della vicenda, scatta la corsa a chiamarsi fuori come se chi decise di accogliere a Busto simili “personcine” si fosse preso un anno sabbatico con annessa gita su Marte.
Queste persone avrebbero agito in nome e per conto della Pro Patria (e qui sta il rischio maggiore dal punto di vista delle eventuali penalizzazioni), ma lo avrebbero fatto all’insaputa della proprietà.

E’ chiaro che questa linea difensiva (una sorta di teorema “Scaiola” in salsa biancoblu) avrebbe qualche possibilità di successo solo se a giudicare la Pro non fosse Palazzi ma La Provincia.
Spiace ora scoprire che i più pessimisti avevano ragione e che anche i peggiori sussurri erano fondati.
Tutti coloro i quali avrebbero dovuto controllare le troppe anomalie di questa assurda stagione hanno evidentemente preferito guardare altrove o fingere di non avvertire il lezzo che usciva dallo Speroni.
La nuova Lega Pro di Macalli ed interessati sostenitori, ben connessa a Lotito ed alla sua proverbiale etica applicata al calcio, hanno contribuito a creare un terreno fertile per soggetti privi di scrupoli, capaci di corrompere offrendo soldi in cambio dell’anima.
D’altronde l’attuale Lega Pro porta in dote vulnerabili “giovani vecchi” con carriere quasi terminate a 25 anni e così alle migliaia di giocatori, direttori sportivi e procuratori per poche squadre sane si uniscono da tempo numerosi cialtroni e faccendieri attirati inoltre dal miele delle scommesse.
Se a tutto ciò aggiungiamo il gusto italico per la truffa ecco che l’ultimo scandalo è bello che servito.

Tornando al nostro Patron, va detto che se esiste un piano delle colpe e delle responsabilità individuali che allo stato attuale non pare coinvolgerlo, non si può negare l’esistenza di colpe, o distrazioni, nel nominare e poi nel vigilare.
A tale riguardo qualcuno potrebbe degnarsi di fornire delle risposte convincenti alle molte domande poste inutilmente da mesi dalla tifoseria e parte della stampa.
Accogliere a casa nostra loschi figuri, accompagnati sembra da squadre di picchiatori e comunque già resisi in passato responsabili degli stessi censurabili comportamenti, per poi dichiararsi parte lesa e totalmente estranei con comunicati intrisi di imbarazzo, sembra francamente troppo facile, soprattutto dopo avere gestito in una coltre di fumo i mesi incriminati nel colpevole silenzio di organi di stampa compiacenti.
Il Patron, solitamente preciso, acuto ed inflessibile nel giudicare potenziali acquirenti, tifosi e giornalisti, avrebbe preso quindi un clamoroso abbaglio omettendo di applicare ad Ulizio e soci quegli stessi parametri che in precedenza avevano fatto saltare ogni trattativa o bacchettare questo o quel commentatore.
Dato il curriculum vantato dai personaggi in questione, la solita prudenza ed il modus operandi dell’imprenditore Vavassori non spiegano quello che gli inquirenti vorrebbero fosse accaduto a Busto.
Colpevole distrazione? Sostanzioso tornaconto ed alleggerimento gestionale vista la nuova felice avventura extraconiugale in quel di Reggio Emilia?
Vero è che “pecunia non olet”, ma alcuni dei soggetti che sarebbero coinvolti nell’affaire non spiccavano certo per lindore e sarebbe bastata una telefonatina a Monza per raccogliere interessanti informazioni, anche se le voci e i precedenti errorini erano noti a tutti.
Scopriamo quindi ora che il famoso “Piano B” poteva forse voler dire “Banda Bassotti” e che la Pro Patria rappresenta ormai un chiaro esempio di globalizzazione, dato che malavitosi e scommettitori di tutto il mondo le vengono accostati.
Cosa si inventeranno ora i soliti, per fortuna sparuti, “difensori dell’indifendibile”?
Cosa escogiteranno per non farsi e non fargli le domande cui noi tutti vorremmo una qualche risposta dopo mesi di bocche cucite?
Per favore, ora salviamoci almeno sul campo e poi tanti saluti a chi ha permesso, non certo organizzato, questo schifo.
Piazza pulita quindi sia, dai gestori ad insaputa del Patron, dalle valanghe di fango su quasi cento anni di storia, dalla malavita organizzata, dai “giocatori che giocano a non giocare”, dagli allenatori “simpaticamente obbedienti” e dai direttori sportivi antisportivi e pilateschi.
Torniamo ad essere puliti, magari poveri e derelitti ma dignitosi e rispettabili.
Siamo sempre stati una tifoseria ed una piazza capaci di ogni impresa e la Pro è già risorta dalle proprie ceneri, anche se nessuno prima d’ora era riuscito a ridurci in questo stato di abbandono ed azzeramento.
Siamo persone serie e leali ed amiamo la Pro di un amore vero e tormentato.
I tifosi rappresentano, con talune tristi eccezioni, la parte sana di un calcio malato e noi, avendo ben chiare ed a cuore le regole dello sport, non abbiamo nulla da imparare dai soliti soloni perbenisti di TV e giornali o dall’attuale dirigenza.
Abbiamo dovuto fare un tratto di strada con personaggi indegni di essere accostati al nome della nostra gloriosa squadra e dei suoi splendidi passati protagonisti, soggetti senza né arte né parte e soprattutto con il cartellino del prezzo sulla maglia o sulla giacca.
Ora chi rifonderà il danno che questi signori e chi li avrebbe delegati o comunque tollerati hanno arrecato, se fosse vero quanto ipotizzato dagli inquirenti?
“Meno mafiosi e più tifosi” deve essere il nostro grido e soprattutto occhi aperti e “penne libere” in futuro per denudare il Re invece di rendergli sempre e comunque omaggio.
Ora scusatemi, mi sono sfogato ma vi devo lasciare perché ho la DIA in studio per un controllino; mi sa che sono stato un po’ imprudente a farlo gestire durante la mia assenza per malattia ad una simpatica “Famiglia” corleonese con delle ottime referenze.
Marco Grecchi

0 commenti: