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 Dopo la retrocessione della Pro Patria che cosa accadrà? La domanda è ricorrente nella tifoseria, ma la risposta non è semplice.

Gli scenari possibili sono dipendenti da molti fattori, alcuni dei quali non facilmente prevedibili e non direttamente gestibili dall’interno della società.
Due sono gli attori dei diversi scenari, Patron Vavassori e gli inquirenti che stanno indagando sul calcio scommesse.
Nel caso la Pro Patria uscisse assolta dal processo, si potrebbero aprire possibilità di ripescaggio in Lega Pro, viste le molte sofferenze economiche presenti nei tre gironi.
Questo implicherebbe ovviamente che la società avesse una proprietà in grado di dare garanzie economiche tra cui la famosa fidejussione che quest’ anno è prevista di entità minore rispetto ai 600 mila euro del passato.
Uno scenario dipendente dall’andamento del processo e dalle decisioni di Vavassori, con le prime prevalenti sulle seconde.
Uno scenario che al momento appare davvero poco reale per le concomitanze che dovrebbero accadere.
In caso di serie D lo scenario si complica in quanto l’interesse dei potenziali acquirenti dei tigrotti potrebbe scemare per un team di serie D. Una categoria difficile di suo e nella quale vince solo il primo. Busto è una piazza esigente e le pressioni per un pronto ritorno in Lega Pro potrebbero essere forti con possibilità di scoraggiare chi non disponendo di grandi risorse non sarebbe in grado di garantire una squadra competitiva.
Ovviamente sono solo della riflessioni a voce alta, sta di fatto che chi considera la serie D una categoria semplice a nostro avviso si sbaglia. Il Castiglione ha appena messo in fila Lecco, Seregno e Pro Sesto, staccandole di diversi punti. E questo fa subito capire che tipo di campionato aspetta i tigrotti.
Vavassori ha più volte ribadito la volontà di non iscrivere la squadra, ma a fronte dei suoi errori madornali di quest’ anno ci si aspetta da lui un’azione riparatoria che possa minimizzare il danno creato.
Essere il presidente che dopo 20 anni ha riportato la società tra i dilettanti ed essere il primo presidente che non la iscriverebbe a nessun campionato  vorrebbe dire  prenotarsi un posto sulla black wall del Museo della Pro Patria per futura memoria dei posteri che per sempre identificherebbero il patron con l’affossatore del calcio a Busto. Sinceramente crediamo che esista un modo per evitare questo triste primato. Soprattutto per il modo con il quale si è retrocessi. Un modo che è meglio diluire nel tempo e non focalizzarlo nella storia della Pro Patria.
Sinceramente ci sorprende chi si sorprende del fatto che i tifosi abbiano creato un comitato per festeggiare il centenario della Pro Patria previsto nel 2019. E’ da quasi cento anni che chi lascia la poltrona di presidente  ha provveduto a dare continuità alla storia della Pro Patria per cui non crediamo che sia nemmeno da mettere in discussione il dovere di Vavassori di agire come i suoi predecessori.
Predecessori che in taluni casi non avevano la sua forza economica e nemmeno le sue relazioni nel mondo del calcio e in quello dell’imprenditoria. Per cui, se ci sono riusciti loro, non abbiamo dubbi che ci possa riuscire anche Vavassori. Soprattutto ora che la squadra ha perso i suoi “contratti pesanti” per il passaggio in Lega Dilettanti, oltre che persa la necessità della fidejussione richiesta in Lega Pro.
Se fino a ieri si è riconosciuto al patron la sua correttezza nel pagamento delle spettanze e la sua serietà finanziaria, non capiamo il motivo per cui adesso si debba fare da parte senza iscrivere la squadra.
Se poi, come qualcuno pensa, possa fare l’offeso per quanto accaduto ieri, diciamo che se c’era una partita da disertare era proprio quella di ieri. Se si è deciso di venire  era chiaro che poteva finire in due modi diversi: come è finita, oppure, in caso di vittoria, con l’onore delle armi, ma senza passerelle tra la folla esultante.
Questi tifosi sono stati disillusi in estate, umiliati in autunno, vittime di una cessione fantasma in inverno e macchiata la loro bandiera in primavera. In estate si prevede il solito ciclone che minaccia di spazzare via i loro colori, come ormai avviene da sempre.
Pensare che la pazienza non fosse al capolinea sarebbe stati da ingenui, forse è mancato il coraggio di alzare la mano e chiedere scusa per quello che è successo in campo e fuori dal campo.
Se ne sono dette molte di parole nel passato, pure troppe. Forse ieri si è persa l’occasione per dire quel poco che serviva per uscire comunque da vincitore, anche in caso di retrocessione.
Dare la colpa agli altri è sempre troppo facile, spesso però diventa inopportuno. E questa volta lo è diventato.

Flavio Vergani

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