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Ulizio avrebbe immesso nelle casse societarie 480 mila euro con il benestare di Vavassori ma l'intento non era quello di comprare la Pro Patria. Senza esserne padrone è riuscito a instaurare il suo sistema per truccare le partite

La Pro Patria era una prateria dove Mauro Ulizio e i suoi “operai” potevano fare e disfare senza che vi fosse un controllo o un argine minimo, truccando le partite. Operai era il nome usato al telefono con i suoi sodali per indicare l’allenatore Marco Tosi e i giocatori Adolfo Gerolino, Vincenzo Melillo e il figlio Andrea Ulizio. Tutti e quattro al servizio della cricca del calcioscommesse dietro il pagamento di 5 mila euro a partita taroccata.
L’unico ad aver alzato la testa, durante l’ultima partita delle tre sospettate di combine, è il capitano Matteo Serafini che ha affrontato Gerolino e l’allenatore denunciando il fatto che c’era chi stava «giocando contro». Non è stato di certo un argine il direttore sportivo (ancora in carica e non indagato, ndr) Fabio Tricarico che, intercettato al telefono con Mauro Ulizio, racconta la sfuriata di Serafini  e ammette candidamente che a lui non importa più di tanto di come vanno le cose:

«Mauro…per quello che io ti dico ormai qua la situazione è…è devastante…quindi se facciamo giocare gente…. per dire…che dici tu…o che cosa…già con l’Albinoleffe….viene fuori il putiferio…. se non già in settimana…perchè ormai qua la situazione è insostenibile, ma da parte loro e….perchè a me non me ne fotte un cazzo cioè…..sai che cazzo me ne frega a me….».
Non è in grado di controllare la situazione neanche quello che è ancora il proprietario della Pro Patria (anche se in vendita da un ormai un paio d’anni), Pietro Vavassori, che dopo l’ennesima sconfitta avrebbe parlato con Ulizio chiedendogli di uscire dall’ombra e prendere in mano la situazione per salvare la stagione. A raccontare la telefonata con Vavassori, nella quale cerca disperatamente di uscire dalla Pro Patria riprendendosi i soldi che ha messo, è lo stesso Ulizio al figlio Andrea:
«mi ha detto “no io non te li ridò perchè in questa situazione qui tu hai fatto degli errori e quindi se tu vuoi che io ti ridò i soldi devi fare come ti dico io”….”in che senso?…gli ho detto..”eh..nel senso che adesso o tu mi dimostri cheche mi rimetti….mi rimetti in ordine la squadra e cominciate a vincere e quindi ti esponi e ti prendi le responsabilità. Io metto i soldi..quelli che..che ci sono da mettere fino ad adesso..ti garantisco che se non va bene ti riprendi i tuoi soldi, però ti devi prendere le tue responsabilità perchè io, a sto punto, sto facendo una figura di merda”…perciò io gli ho detto…”no io non voglio espormi perchè sono in una situazione in cui non posso espormi”..e lui mi ha detto…”va bene allora il nostro accordo finisce qui e non ti esponi però io non mi sento neanche di doverti ridare niente perchè sono convinto che io non sono in torto”…ehm..io gli ho detto..”guarda, allora, io adesso non ti dico che mi espongo..perchè non ti dico che mi espongo…però ti dico anche che..che..se per caso non dovessi espormi..ehm..c’è poi dopo..devo far di tutto per recuperare..per recuperare i miei soldi”».
I soldi di cui parla Ulizio sarebbero da quantificare in circa 480 mila euro e lo dice parlandone al telefono con l’allenatore Marco Tosi in un’altra occasione. Dopo la combine di Pro Patria – Pavia del 17 gennaio, dunque, Ulizio sente che ormai il rischio è troppo elevato con la Procura federale che, nel frattempo, ha convocato alcuni dirigenti del club, l’allenatore e il capitano Serafini proprio in relazione all’andamento della partita.
Anche il team manager della Pro, Cristian Moroni, comincia a chiedere conto di alcune fatture strane, come quella dell’albergo che ha ospitato alcuni compari di Massimo Carluccio (socio occulto della Pro Patria e organizzatore delle combine) fatti arrivare dalla Puglia per «gestire eventuali contestazioni dei tifosi», si tratta di personaggi con una lunga fedina penale pronti a sistemare i tifosi che avessero osato prendersela col sistema messo in piedi da Ulizio.

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