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Seppur oramai non siamo così lontani da metà giugno, e quindi all’inizio dell’estate,la nebbia fa ancora capolino nei pressi dello Speroni con questo clima invernale che sembra aver fatto casa e non volersene più andare. Sebbene situazioni del genere le abbiamo vissute molto negli ultimi anni, questa volta la sensazione di essere arrivati al punto di non ritorno aleggia come gli avvoltoi sulle carcasse. Il silenzio che circonda le vicende della Pro e i pochi messaggi “minacciosi” che arrivano dall’attuale proprietà fanno temere più che mai il peggio con il rischio che quasi cent’anni di storia siano spazzati via da un semplice colpo di spugna; praticamente il tifoso si sente quasi come un amante dell’arte che nota una grossissima crepa sul soffitto della Cappella Sistina che rischia così di far cadere la mirabile opera michelangiolesca. Con quell’ansia e animo pieno di timore dell’amante dell’arte il tifoso della Pro spera che la sua Cappella Sistina non crolli nella speranza che venga riparata o si metta almeno una toppa.
Nell’attesa di chiarimenti, e con la speranza che tutto volga per il meglio senza intercorrere nell’irreparabile, ecco che qui mi piacerebbe proporre un modello di “fare sport” che dovrebbe essere un faro per chi speriamo subentri alla guida della nostra beneamata società, ovvero il Gruppo Sportivo Beata Giuliana. Essendo la squadra del quartiere in cui vivo mi è più facile parlare delle vicende che la interessano ma, a parte la mia appartenenza alla zona, mi preme sottolinearla come modello di gestione sportiva. Da poco tempo alla guida della società è arrivato Bruno Tridico il quale, oltre ad una attenta gestione dei conti, è riuscito a ricreare quella sinergia fra la squadra, la parrocchia e l’oratorio che negli anni si era persa ma che il quartiere richiedeva, dato che ciò fu il cardine di coloro che dettero vita alla società diventandone quasi una sorta di “costola” della parrocchia/oratorio. Dall’altra parte il presidente Tridico ha trovato nel parroco di Beata Giuliana, don Giovanni Fumagalli, una sponda il quale, da amante dello sport e sacerdote lungimirante, ha sposato in toto l’iniziativa sancita pubblicamente con la sua presenza, non molto tempo fa, sugli spalti dello stadio dando pure il calcio d’inizio di una partita. La bontà del progetto e gli sforzi di Tridico e don Giovanni di portare avanti l’iniziativa hanno portato un nuovo entusiasmante coinvolgimento delle famiglie e di tutto il quartiere nelle questione del Beata i quali, piano piano, stanno riassaporando quella vicinanza che fu il sale dei “padri fondatori” della società sportiva. A premiare poi l’iniziativa è stato pure il successo sul campo della Prima Squadra che è stata promossa in Seconda Categoria; frutto del caso o un premio dai “quartieri alti” essendoci di mezzo un prete? (E che prete … ). E le iniziative, a quanto so, non sono finite qua …
A ben vedere quello che ha fatto il Beata Giuliana non è quello che chiedono pure i tifosi della Pro Patria e l’intera città di Busto alle svariate società che si sono susseguite nel tempo? E cioè quello di un maggiore coinvolgimento di tutte le associazioni e realtà nate sul territorio intorno alla squadra che, invece di essere considerate un bene prezioso, sono state considerate “il male di tutti i mali”? Non sono le cose che da secoli non solo i tifosi ma l’intera città chiede, essendo la Pro Patria non un patrimonio per pochi ma di tutti i bustocchi? Eppure siamo stati, fino ad ora, inascoltati!
Ebbene se una piccola realtà con modesti mezzi come il Beata Giuliana è riuscito a farlo perché non possiamo riuscirci anche noi? Anche se siamo una realtà più grande e quindi un po’ più difficile da gestire non possediamo più mezzi per farlo? Io, e non solo io, chiedo questo auspicando che il futuro sia questo per la nostra Pro Patria, e cioè che si crei quella sinergia tra società, tifosi e territorio che furono alla base della Pro Patria che fu portandola ai successi e quell’affetto che conosciamo … perché altrimenti cambiare continuamente proprietari ma farsi continuamente la guerra non porterà a nulla … o meglio ad una cosa sì; all’annientamento stesso delle nostri tigri!
Nella speranza che il futuro possa finalmente portarci la serenità che ci meritiamo … forza Pro! (E forza pure Beata Giuliana!).
ANDREA D’EMILIO

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