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21 Giugno 2009

Pro Patria-Padova 1-2

PRO PATRIA
: Giambruno, Music, Barjie, Cristiano, Pisani, Urbano, Do Prado, Dalla Bona, Fofana, Correa, Toledo. All. Lerda. A disposizione. Anania, Polverini, Morello, Zappacosta, Melara, Migliorini, Mosciaro.

PADOVA: Cano, Petrassi, Di Venanzio, Cesar, Faisca, Pederzoli, Baccolo, Bovo, Varricchio, Patrascu, Di Nardo. All. Sabatini. A disposizione. Facchin, Bianchi, Falsini, Gentile, Rabito, Baù, Filippini.

Reti: 37'st e 40 st Di Nardo, 43' Urbano

ARBITRO: Nasca di Bari (Santuari - Fortarezza)

Note: Espulso Di Venanzio al 40'


Sono passati sei anni da quando la Pro Patria lasciò sul campo la serie B a causa di una anomala situazione societaria che la portò dalle stelle alle stalle.
Sei anni dopo la Pro Patria ha perso il play out per la permanenza in Lega Pro e forse anche il diritto di giocare in serie D.
Zoppo passò la palla a Tesoro per la strombazzata riscossa che volle dire retrocessione il primo anno  e tredici punti di penalizzazione nel secondo. Tesoro passò la palla a Vavassori che dopo aver vinto un campionato che non portò alla promozione, proprio a causa della penalità, subito dopo riuscì nell'impresa di conquistare la categoria superiore con un secondo posto, per poi non retrocedere in un campionato senza retrocessioni . Infine ecco una vergognosa discesa in serie dilettantistica per un serie di fatti che probabilmente poco hanno a che vedere con lo sport, seppur la sentenza del calcioscommesse sia ancora "pending" e quindi è doveroso concedere le attenuanti a chi è stato accusato di aver falsato le gare della Pro Patria e non solo.
Di diverso rispetto al passato è il fatto che Vavassori, dopo aver ridotto a zero il valore della Pro Patria esportando a Reggio Emilia i suoi asset più importanti, e aver azzerato il valore del settore giovanile con generose cessioni dei talenti più promettenti, non è stato in grado di trovare un acquirente. Impresa che mai nessuno era riuscito ad eguagliare. Retrocesso e responsabile della cancellazione del calcio a Busto, ultimo presidente della storia centenaria della Pro Patria.
Sei anni nei quali chi si è succeduto alla guida della società bustocca ha spesso puntato il dito contro tutto e  contro tutti senza mai programmare uno sviluppo armonico della società in sinergia con i tifosi e le forze locali.
Presidenze individualiste che hanno fatto(poco) e disfatto(molto)vantandosi nel bene e accusando gli altri nel male. Vinciamo noi, perdete voi, questo il ritornello spesso intonato in questi sei anni che hanno portato la Pro Patria dalla possibile serie B alla possibile non iscrizione in serie D.
Adesso toccherebbe alla città raccogliere le ceneri rimaste dopo aver bruciato l'entusiasmo dei tifosi ridottisi al minimo storico non certamente per colpa degli stessi e dopo aver svalutato il brand Pro Patria a livello nazionale con la pesante accusa del calcioscommesse. O dopo aver traslocato una intera squadra in altra città.
Tutto questo senza che ci si mostri dispiaciuti o un filo responsabili di quanto accaduto, quasi che ci si senta ingaggiati dal destino per interpretare un copione senza possibilità di modificarne il finale.
Una situazione raccapricciante che fa venire i brividi. Dopo aver portato la Pro Patria nella fossa ci si mostra pure infastiditi per il fatto che nessuno suonerebbe il campanello per reclamarne la salma. Non era meglio curare il malato quando lo si poteva fare invece che infischiarsene e darla in mano a medici improvvisati che scommettevano sulla salute del paziente, invece di somministragli le giuste medicine?
Sei anni nei quali se ne sono viste di tutti i colori alla faccia di chi ha spesso giustificato tutto e tutti sorprendendosi del fatto che l'acqua a Busto andasse all'insù.
Si, forse è vero, in questa città la normalità è cosa rara, le anomalie frequenti, ma avere il coraggio di fronte a questa realtà di non cantare il mea culpa è degno di un film di fantascienza da Oscar.
Non sappiamo come andrà a finire e alla fine è l'ultima cosa che interessa ai tifosi, la loro Pro Patria è  stata talmente umiliata, infangata, scherzata e sputtanata che il desiderio di farla finita una volta per tutte pur di liberarsi di un passato pesante e ingombrante supera il dispiacere di veder morire una storia lunga cent'anni.
La data è certa 30 Giugno 2015, manca solo di sigillare la tomba e incidere la lapide, ma si abbia almeno il coraggio di firmare il necrologio.

Flavio Vergani


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