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Il 24 giugno è san Giovanni Battista e, per chi magari se lo fosse dimenticato, per la nostra Busto Arsizio è festa patronale. Seppur con il tempo essa sia festeggiata in tono minore, ogni bustocco che si rispetti ricorda il protettore della sua augusta città, magari rivolgendogli una qualche richiesta particolare che va dalla cosa futile a quella più seria.

Seppur molti considerino lo sport un passatempo chi tifa Pro Patria, o è un semplice simpatizzante della squadra, se si accosta con questo atteggiamento verso questi colori allora non ha proprio capito niente. Come ho più volte ribadito questa società non è solo nata per “tirare qualche calcio al pallone” bensì è un simbolo e un patrimonio della nostra città e chi ha buona memoria si ricorda come è nata; per farla breve non da semplici lord inglesi o persone annoiate che cercavano di occupare il tempo che avevano in esubero, ma da persone che cercavano un riscatto sociale e una nuova identità dopo l’eccidio del primo conflitto mondiale. Già solo questa spiegazione dovrebbe bastare per fare capire, anche chi non si occupa di Pro, cosa rappresenta per noi. E anche per onorare chi allora fondò questa società che oggi i suoi “figli” tentano di farla rimanere a galla perché, cancellando la Pro, si darebbe pure un colpo di spugna alla storia e ai motivi di chi allora la fondò, quasi come essi non fossero esistiti. E questo non possiamo permettercelo …

Nel giorno della nostra festa patronale quale migliore momento che rivolgerci direttamente al nostro santo patrono? Penso che anche chi non crede o abbraccia un’altra fede sia in questo momento disposto a tutto pur di non vedere distrutto quello che ama. Se ci dovessimo trovare davanti l’illustre santo penso che anche lui non ci capirebbe nulla ed è capibile dato che, se lui ha materialmente perso la testa, noi non ci siamo molto lontani per stare dietro a tutto quello che succede. Quello che a lui chiediamo è di mettere la mano sul capo e sul cuore di chi, da una parte e dall’altra, ha in mano il futuro della Pro Patria; ora come ora ci accontentiamo di avere quella chiarezza necessaria affinchè possiamo sapere “di come morte dobbiamo morire”, e cioè da dove deve ripartire la nostra squadra. Perché certo non abbiamo paura di rimboccarci le maniche e sporcarci le mani perché quello che ci hanno insegnato chi ha fondato la Pro è la dignità e la forza di non mollare mai anche quando tutto sembra perduto.

Egregio san Giovanni quindi pensaci tu, dacci una mano; fino ad ora abbiamo cercato di fare da noi ma con le sole nostre forze non stiamo riuscendo a “cavare un ragno dal buco”. C’è bisogno di te, il tempo ora gioca a nostro sfavore: aiutaci a salvare un patrimonio della città che ti ha sempre onorato e voluto bene.

Nella speranza che il futuro della Pro sia presto chiaro e non segreto come le rivelazioni di Fatima, sempre forza Pro e w san Giovanni (intercedi per noi)!

ANDREA D’EMILIO

 

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