Header


Immersi nel caldo arrogante, occhi festosi, non lucidi, e una gran voglia di divertirsi, ma anche di lavorare.

Una giusta osservazione colpisce nel locale dove si preparano i rinforzi di beveraggio e cibo: ma Giannino Gallazzi è presidente onorario dell’associazione dei cento anni, e lavora?

Sì, perché a Busto si usa così. Tutto lo staff si sta prodigando allo stadio Speroni (un forza Cristina, colpita al volto da un palo del gazebo eppure stoicamente ai posti di combattimento) e il Giannino non è da meno.

Non si parla qui. Ci si mette al servizio degli altri, perché la Pro Patria è nel cuore, indipendentemente da ciò che accadrà.

Certo, durante questa giornata lo sguardo corre al campo e un amico dà voce al peggiore dei timori: pensarlo vuoto nel prossimo campionato, è terribile.

Facciamo festa, ma mica perché siamo incoscienti o scemi. Facciamo festa, perché vogliamo bene a questi colori e ci piace stare insieme, anche nelle nostre differenze. Perché fare è la parola chiave per Busto Arsizio e la Valle Olona. Correre per la Pro,  non tradirla mai, cercare di aiutare come è possibile e a volte di più, alzare la voce per difenderla se necessario.

Nelle parole tuttavia siamo meno bravi, o meglio le parole non ci interessano.

A furia di lavorare, ci diciamo, qualcosa di buono accadrà per la nostra Pro. Cerchiamo persone che le vogliano bene, come noi, che anche in futuro vogliano veder nascere qui talenti e coltivarli, accompagnarli verso una carriera luminosa e pulita, che si preoccupino di arrivare ai cento anni e oltre.  Perché questa è la parte ardua, disfare è talmente facile.

Una festa così, nell’afa prematura, è una boccata d’ossigeno, che spinge verso altre speranze: quella che la Pro possa vivere, rinascere, entrambe le cose.

 

Marilena Lualdi

Giornalista de “La Provincia”


0 commenti: