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Nuvoloni sul franchising Pro Patria in quel di Reggio Emilia dove la succursale biancoblù è ancora orfana della mente che l'ha creata.
Il fidanzamento è stato veloce, ma il matrimonio al momento "non s'ha da fare", come confermato da Raffaele Ferrara nell'intervista rilasciata alla Gazzetta di Reggio.
Insomma,, un film già visto con la differenza che a Busto la dirigenza è tre anni che dice di volersene andare ma è ancora qui, a Reggio è un anno che dice di voler arrivare, ma è ancora in autostrada.
Destini anomali che si inseriscono in realtà normali facendole sembrare eccezioni che spesso però confermano le regole.
Intanto si ode la voce sempre dalla città affiliata che l'ex Pro Patria Luca Giannone sarebbe tentato dal Cesena. Dopo Crotone, Bologna, Reggiana ecco il Cesena, per il talento napoletano ancora alla ricerca della sua consacrazione. Sarà la volta buona?

REGGIO EMILIA. Raffaele Ferrara è una pedina imprescindibile per la Reggiana del futuro. In silenzio, com’è nel suo stile, ha saputo costruire e governare la squadra che ha sfiorato la serie B. Sarà anche per questo motivo che il Carpi ha pensato a lui quale erede di Giuntoli.
E’ pronto per lo sbarco in serie A col Carpi?
«Io non bado molto alle chiacchiere che si fanno in questo momento ma preferisco il lavoro e la concretezza».
Però le avrà fatto piacere questa sua candidatura.
«La prendo come un attestato del nostro buon lavoro alla Reggiana ma nulla di più».
Vuole ripartire dalla Reggiana?
«Io ho dato una parola e la mantengo: aspetto Vavassori».
C'è un profondo legame tra lei e Vavassori?
«E' un segno di rispetto nei confronti di una persona che mi ha sempre dato fiducia e consentito di lavorare in piena autonomia e responsabilità. Mi auguro che Vavassori, Compagni e Barilli risolvano in fretta l'attuale impasse».
Ma si può dire che Vavassori ha raffreddato il suo interesse per la Reggiana?
«Proprio no. Ha fatto quest'anno la sua parte ed è pronto a farla anche per il futuro».
Quindi?
«E' pronto a fare delle Reggiana una società forte e solida ma ci devono essere le giuste condizioni».
Lei era presente sabato all'incontro dei soci, quindi può dire cosa è necessario?
«Al momento manca un accordo tra loro. Lo scorso anno è stato di transizione ma ora occorre pensare al futuro per rafforzare la Reggiana. La volontà di Vavassori c'è, occorrerà arrivare a un accordo tra i soci. Nell'incontro di sabato ho visto un Vavassori sempre più coinvolto in un progetto Reggiana ma al momento c'è poca sintonia e chiarezza».
Lei quali condizioni ha posto ai soci per rimanere?
«La piena autonomia per quanto riguarda l'aspetto tecnico sia a livello di settore giovanile sia di prima squadra. Nessun limite nel mio operato, sempre nell'ambito di un preciso budget perché è evidente che non posso pensare a prendere Messi se non ce lo possiamo permettere. Ci devono essere dei paletti e una sintesi a fine anno del mio operato ma in assoluta autonomia».
Cosa è mancato quest'anno?
«La perfetta fusione c’è stata tra i due gruppi di giocatori ma non a livello dirigenziale. Ero abituato a essere più decisionalista, anche perché alla Pro Patria dovevo fare riferimento a un solo padrone, si operava con maggior rapidità».
Ha avuto delle difficoltà di gestione?
«Non ho subìto imposizioni ma è stato, diciamo, un anno di transizione. Ora deve essere consacrato un concetto: le scelte le fa uno e se poi a fine anno sono sbagliate ne pagherà la conseguenze».
E’ operativo sul mercato?
«Non posso esserlo fino a quando non ci sarà chiarezza e non sarà stabilito un preciso programma di lavoro».
Però qualche approccio l'ha fatto?
«Chiacchiere e nulla più».
Mister Colombo cosa farà?
«E' in scadenza di contratto ma è logico che c'è perfetta sintonia tra di noi. Anche lui aspetta notizie dalla Reggiana anche se da professionista deve rispondere ad eventuali telefonate.
Quale sarà la sua filosofia per la Reggiana del futuro?
«C'è già uno zoccolo duro che va solo rifinito. Vogliamo scegliere, come in passato, giocatori che vogliano mettersi in mostra, orgogliosi di indossare la maglia granata e di giocare per la Reggiana».
Prevarrà il senso di appartenenza?
«Come si fa a non sposare la causa Reggiana? Basta respirare l'aria per un paio di settimane e poi ti rendi conto di dove sei. Reggio fa sentire gli atleti dei giocatori veri».
Giovani o esperti?
«Quest'anno cambieranno anche le norme (rosa di 24 giocatori e da 5 a 8 under 21) ma abbiamo già diversi ragazzi del 1994. L'importante è scegliere gente che vuole arrivare».
Una Reggiana da serie B?
«Prima di rispondere occorrerà sapere

cosa hanno in mente i soci. E' essenziale che si faccia in fretta».

Teme di perdere dei giocatori?
«La Reggiana non ha problemi a convincere dei giocatori a venire a Reggio ma è evidente che sono professionisti e devono anche fare precise valutazioni, non ci siamo solo noi».

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