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Lo storico segretario della Pro Patria Saverio Granato è andato a Roma alla riunione delle società retrocesse in serie D. Patron Vavassori ha fatto presente che questo non significa che iscriverà la Pro Patria al campionato, ma trattasi solo di atto dovuto per dare la possibilità a chi vorrà rilevare la Pro Patria di poterlo fare.
La sua decisione di non iscrivere la Pro Patria rimane ferma. Una ripetizione del concetto che il patron sembra voler continuamente fare per convincere sé stesso, visto che nel passato fu protagonista delle stesse dichiarazioni senza poi mantenerle. A noi il concetto è chiaro, inutile continuare a ripeterlo, come è inutile ripetere che con lui la Pro Patria ha vinto due campionati. Chissenefrega se alla fine ci troviamo in serie D?
Potrebbe averne vinti anche dieci di campionati, ma quel che conta è quello che lasci. Nessuno ha mai terminato la sua esperienza societaria con una non iscrizione. Tutti hanno garantito continuità. Lui no. Questo è quello che conta, non il passato. La storia celebra i vincitori di guerre, non di singole battaglie. E lui ha perso. Punto.
Idem con patate per il refrain relativo alla salvezza da un fallimento. Conta zero se poi porti la squadra in serie D e non la iscrivi. Punto.
Oppure si pretende che i tifosi debbano sparare fuochi d’artificio per celebrare i campionati vinti, oppure organizzare feste di piazza per celebrare la salvezza dal fallimento, mentre la realtà dice serie D e non iscrizione? Questo è un funerale e non una festa, per cui, per favore, sia abbia almeno il rispetto del lutto per la morte della Pro Patria. E, visto che si è i primi responsabili della tragedia, ci si associ al lutto invece di continuare a far rumore ripetendo ossessivamente concetti stucchevoli ai quali non credono neppure quei pochi che fino a tempo fa ancora lodavano le gesta di Vavassori.
Quanto accaduto nel recente passato è talmente disgustoso che nulla di peggio può accadere. Smembrati in estate, scommessi in inverno, retrocessi a primavera, questa è la realtà da commentare. Non le due promozioni. La minaccia di non iscrivere la squadra come ciliegina finale di un disinteresse verso la Pro Patria che si protrae da sempre e che ha avuto il suo apice nell’assenteismo cronico di Vavassori allo stadio.
Si commenti questo, non le due promozioni. Si abbia il coraggio, per una volta, di ammettere le proprie colpe che sono grandi e pesanti come un macigno, si faciliti il passaggio di proprietà e si chiuda una parentesi da dimenticare per la storia tigrotta.
Il resto sono solo parole al vento che non interessano a nessuno.

Flavio Vergani

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