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Eccoci al “dunque”. Dopo tanto parlare e dopo tanta attesa i fatidici giorni che decideranno la sorte della nostra Pro Patria sono arrivati. E badate che “nostra” non sta a significare una possessività morbosa ed esclusiva di pochi, bensì perché chi tifa la Pro, notoriamente gente di questi lidi, la sente come parte di sé stesso e della propria identità ed è naturale che dica “nostra”, concetto forse questo che non è stato capito da chi negli anni si è susseguito alla guida del nostro glorioso team

Il tempo è passato inesorabile come la sabbia di una clessidra e ormai manco poco perché sia svuotata; sembrava ieri che eravamo qui a piangere per la retrocessione in Serie D che, seppur annunciata, ha fatto male lo stesso soprattutto per le modalità con cui si è arrivati, senza tralasciare quel “tir in corsa” che ci è venuto addosso che porta il nome di calcioscommesse il quale, per il momento, è stato messo in un angolo della nostra mente dato che il presente riguarda la sorte futura societaria del blasone.

Nelle disgrazie però alle volte nascono cose buone e il regalo più grande che ci è stato fatto è stato quello di aver ritrovato l’unità nella tifoseria che, nel corso dell’anno, si era via via perduta. Ora, compatti come la falange macedone, andiamo avanti verso un destino ancora ignoto ma non più con la paura di prima perché, se ci giriamo, abbiamo accanto visi a noi noti e cari che ci danno la carica per andare avanti.

In questi ultimi giorni abbiamo assistito e sentito l’ottimismo di chi diceva che (finalmente) vi erano delle persone serie, e di buona volontà, del territorio pronte a rilevare la società per toglierla dalle mani di chi invece gettava a manciate negatività seppure, sebbene l’abbia urlato ai quattro venti, se ne voglia disfare come di una scarpa vecchia ma che fino ad oggi ha complicato più le cose invece di semplificarle. Certo, è giusto che uno guardi ai propri interessi senza rimetterci troppo, ma se una cosa uno non la può più sopportare fa di tutto pur di liberarsene.

A conti fatti non sappiamo veramente cosa ci aspetta; a chi ci accusa di stare dietro alle chiacchiere da bar o a quelle di corridoio ci sentiamo di rispondere che sono le uniche che, nel bene o nel male, ci hanno detto qualcosa dato che chi era deputato a farlo non l’ha fatto perché forse impegnato (senza tanto nasconderlo) in altri lidi. Normale che il nervosismo tra i supporter sia montato nel corso del tempo e oggi, seppur il momento è delicato e richiederebbe sì ora quel poco di silenzio ingiustificato però nell’arco della stagione, si è arrivati al culmine perché questo mendicare notizie ci ha un po’ stufati. Trapelavano più news oltre “la cortina di ferro” che qui … “State buoni, se potete” diceva san Filippo Neri … certamente non è facile anche se il momento lo richiederebbe … confidiamo nella ragionevolezza e nella buona volontà d’entrambi le parti per continuare a vedere graffiare la tigre!

Nella speranza che il principe baci la “bella addormentata” Pro Patria rompendo l’incantesimo in cui siamo piombati, forza Pro!

ANDREA D’EMILIO

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