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Qualche anno, un auto storica  ormai dal demolitore fu ritirata e messa a nuovo da un nuovo proprietario. Un auto storica che presentava ben 13 ammaccature profonde che i carrozzieri ingaggiati dal nuovo guidatore riuscirono a stuccare e lucidare . Un lavoro perfetto che permise di immatricolare l’auto alla cilindrata superiore, sempre con bollo e assicurazione pagati regolarmente. Un dovere che ultimamente è diventando un merito a causa delle molte auto senza assicurazione e senza bollo pagati che circolano in questo periodo. Ma, sempre un dovere rimane e non un merito a meno che non si consideri anormale quello che dovrebbe essere normale.

Un auto sulla quale il proprietario non fece mai salire nessuno, forse geloso del suo intervento di manutenzione pagato fior di quattrini. Un auto che al massimo ha avuto a bordo tre passeggeri, amici fidatissimi e selezionatissimi del driver.

Qualche tempo dopo l’auto fu messa in vendita in Italia e all’estero, ma l’assicurazione costava troppo e i tentativi furono vani.

Stanco di guidare quel modello per lui ormai obsoleto, il proprietario prese una nuova vettura targata Reggio Emilia, ma non potendo avere la proprietà di due veicoli, decise di affidarsi ad un leasing. Possedeva un auto, ma ne guidava un'altra. O giù di lì.

Intanto, la vecchia auto lasciata incustodita e con le chiavi inserite venne presa da guidatori spericolati che tra una sgommata e l’altra la portarono fuori pista diverse volte. Una botta di qua e un’altra di là, ed ecco che l’auto arrivò a fine anno senza passare la revisione, con conseguente immatricolazione nella cilindrata inferiore.
Disgustato da quanto combinato dai guidatori imprudenti, il proprietario ha dapprima fatto sapere che non si sentiva in colpa  per quegli incidenti, nonostante le chiavi da lui imprudentemente lasciate inserite e nonostante in molti gli dicessero di avere visto in giro la sua auto in divieto di sosta, o in divieto di accesso, o in contromano.
Vita facile per per gli incauti nuovi piloti senza patente che tutti conoscevano per aver portato fuori pista diverse altre auto nel passato. Gente che paga la benzina, ma non vuole acquistare quel che abusivamente guida.
Ripreso il possesso delle chiavi dell’auto, il proprietario ha quindi nuovamente fatto sapere di non voler più iscrivere l’auto al Pra.
Insomma, l’idea era di farla sparire dal parco auto viaggiante in Italia dopo averla fatta scorazzare per diversi mesi senza preoccuparsi dei danni che stava subendo.
Questa volta il proprietario tentavadi vendere  l’auto a strisce biancoblù che nel frattempo era diventata un rottame con gli optional rimuovibili tutti già tolti e reinstallati sulla sua nuova berlina di Reggio Emilia. Uno scheletro d’auto più che un auto. Pensate che era stato persino rimossa la ruota di scorta, quello che nel calcio chiamerebbero settore giovanile, che ti aiuta quando si fora una gomma e ti servono nuove forze per andare avanti.
Una vendita davvero difficile da concretizzare visto che non sono attivi gli sconti rottamazione  che permetterebbero di “darla dentro ad un commerciante della zona”, di quelli che ritirano tutto.
Ecco l'ennesimo tentativo di vendita con la pubblicazione di un annuncio sul giornale (rigorosamente sullo stesso delle altre volte) per trovare un acquirente che, affascinato dalla storicità dell’auto ,possa mettere mano al portafogli per ritirare quel poco che è rimasto di un auto storica di lusso.
Chi ha visionato l’auto recentemente non ne è rimasto incantato, troppe ammaccature visibili, mentre altre potrebbero arrivare a causa di una prevista grandinata in arrivo, così certa che in molti ci stanno addirittura scommettendo. Una moda che sta investendo Busto che orfana dell’accusa di razzismo smontata dai giudici e solo sfiorata la ribalta con il doping di Andreoni, si sta aggrappando al gambling per avere una fetta di popolarità nazionale.

La parte buffa di questa storia vera è che il proprietario, dopo aver cercato di vendere l’auto quando era ancora in condizioni decenti senza riuscirvi, ora mostra rammarico in quanto nessuno sembra volersi accostare al rottame. Illuso o un esempio di ottimismo al quadrato?
Forse non ci si dovrebbe rammaricare sul fatto che manchino i possibili acquirenti, ma chiedersi se sono corrette le valutazioni del “usato” proposto senza garanzia per via della imminente grandinata.
Ovvio e scontato invece è il fatto che in queste occasioni non si deve sentire in colpa chi non compra, ma chi non ha saputo vendere prima e neppure adesso.

Nessuno ha l’obbligo di comprare quello che qualcuno vuole vendere dopo aver mostrato tutto il disappunto per l’acquisto avvenuto. Indubbiamente non il migliore degli spot pubblicitari e nemmeno grande strategia da venditore quello di infangare l’auto prima di volerla vendere. Forse una passata sul rullo del lavaggio aiuterebbe allo scopo. Reiterare i soliti commenti sul fatto che l’auto consuma molto, è scomoda, vibra, ha le gomme senza battistrada, non ha l’aria condizionata e consuma olio, non giova al raggiungimento dell’obiettivo.
Difficile anche comprendere l’aspettativa del venditore seduto ad aspettare che qualcuno suoni il campanello per richiedere il mezzo, un comportamento (in giustificato solo dal fatto che male che vada non iscriverà la vecchia auto al Pra.
Soprattutto quando si è detto e ripetuto che quell’auto non era stato un capriccio, ma un gesto importante pieno di significati. Soprattutto quando si era scelta quell’auto senza che nessuno l’avesse imposta. Soprattutto dopo aver appurato quanto costasse mantenerla e quanto poco regalasse il benzinaio in termini di sconti coupon. Soprattutto dopo averla rottamata e privata dei suoi optional più importanti e richiesti.
Così, l’auto biancoblù dopo quasi 100 anni nei quali è circolata in tutta Italia abbagliando migliaia di persone che ne sono rimasti affascinati dagli splendidi colori, rischia di andare dal demolitore.
Un demolitore che avrebbe la stessa identità dell’ultimo proprietario, a meno che qualche appassionato di auto incidentate non decida di ritirarla, ma le auto in questo stato devono essere regalate perché ripararle costa moltissimo.
D’altra parte le passioni richiedono sacrifici, diversamente si chiamerebbero business e sinceramente sperare di fare business con le auto da rottamare è pura utopia.
Ma questo è ben chiaro a chi guida un’auto.
 
Per cui...

Flavio Vergani

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