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Patron Vavassori parla chiaro alla Prealpina per evitare che si spargano le solite voci che non raccontano la verità. Scelta giusta e da noi sempre sostenuta, persino consigliata per quel poco che può contare il nostro parere, e stavolta si sceglie di essere alla moda, visto che oggi la comunicazione è “cool”, mentre è “out” chiudersi nelle torri di vetro parlando sempre e solo con gli stessi.
Il patron dice che non esiste nessuna trattativa per la Pro Patria, per cui mettiamoci il cuore in pace, anche perché dalla Lega nazionale dilettanti hanno precisato che una nuova società non verrebbe iscritta in serie D, bensì in Eccellenza se si hanno centomila sacchi a fondo perso, oppure in Promozione “ a gratis”.
Siena e Parma sono state delle eccezioni in quanto le stesse vantano il grande merito di essere fallite per cui beneficiano del “lodo Petrucci” che permette loro un posto in serie D.
Nell’intervista Vavassori fa finalmente un bagno di umiltà dichiarando con chiarezza che si sente colpevole per la vicenda Ulizio, ma subito dopo diluisce la sua responsabilità dicendo che  “trattasi di una conseguenza di quanto accaduto nel passato”, in pratica ci sono corresponsabilità pregresse su quanto accaduto.
Si dichiara un trasportatore e non un agente della FBI per cui non poteva sapere chi avesse alla porta.
Pensare che sarebbe bastato chiederlo al “Giuseppe”, portinaio dello stadio e gli avrebbe detto vita, morte e miracoli di Ulizio. Un’altra occasione dove si sarebbe potuta sfruttare meglio la comunicazione, magari ascoltando anche i consigli dei meno stimati, ma su certi temi forse più sgamati.
 A riguardo del calcioscommesse il patron non fa una piega. Dice che la società non ha ricevuto una riga dalle autorità competenti, per cui non esiste il problema. Al limite si è parte lesa per cui volendo si potrà partire per Stresa senza alcuna penalizzazione in valigia.
Decisamente ottimista il patron a tale riguardo, speriamo davvero che non arrivi nessuna riga con lettere, ma soprattutto con numeri, che rappresentino una sentenza definitiva. Anche se che senza trattativa e senza iscrizione non vediamo dove stia il problema.
Il patron termina l’intervista mostrando una doppia anima di difficile interpretazione. Da una parte si dice così innamorato della Pro Patria da garantirle una sponsorizzazione a vita per il settore giovanile (addirittura scritta nel testamento)a patto che la società finirà in buone mani, ma dall’altra conferma che non iscriverà la squadra decretandone così la morte sportiva. Un odio amore che conferma quanto sia complicato il suo rapporto con la città e i tifosi e quanto spesso si arrocchi su determinati principi e capricci pur di tenere fede al copione che da tempo è stato messo in scena sul palcoscenico bustocco.
Amo la Pro Patria, ma non Busto,  la sintesi è chiarissima, ma difficile pensare che il concetto possa essere sposato e compreso da chiunque, visto che la Pro Patria e Busto sono un’unica medaglia. Inutile rigirarsela tra le mani, soprattutto dopo che anche la faccia che finora aveva brillato è stata ossidata dai risultati dentro e fuori dal campo. Non importa che non sia stato Vavassori ad interpretare il Giuda della situazione, il risultato è stato comunque lo stesso:  la crocifissione. E non sembra prospettarsi la resurrezione.
Quanto conta chi è stato e chi non è stato?
Patron Vavassori termina la sua chiacchierata con la “Prealpina” dichiarando che comunque sia “sta facendo il tifo affinchè la situazione si risolva con un bustocco alla guida della società”.
Intanto, un non reggiano potrebbe entrare nel club granata dopo averlo sponsorizzato per un anno. Per la serie nessuno è profeta in patria, figuriamoci alla Pro Patria.

Flavio Vergani  

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