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La riservatezza che fino a ieri aveva celato i nomi dei possibili acquirenti della Pro Patria era un buon segno.

Ormai è noto che solo la mancanza di nomi circolanti tra la tifoseria è sinonimo di trattativa seria. Il patron ama questo stile e forse anche la controparte, quando la stessa è seria e non solo in cerca di pubblicità gratuita.

Saputi i nomi sono iniziati i dubbi. Andrà a finire come sempre? Speriamo di no, certamente i nomi sono di spessore, almeno quelli conosciuti, ma non cambierebbe nulla se andasse a finire come sempre. Avremmo preferito conoscere i nomi a trattativa conclusa, per non illuderci ancora una volta. Sentire ipotesi di organigrammi societari e addirittura nomi di possibili direttori sportivi ci trasmette l’idea di essere a un passo dalla soluzione finale. Invece, solo nel pomeriggio ci sarà un primo incontro tra le parti e non sembra proprio che le distanze tra la richiesta e l’offerta siano vicine. Come dice un mio amico che le sa tutte, o quasi, queste sono cose che non devono interessare ai tifosi e che, sempre secondo lui, bene ha fatto chi ha sempre saputo nomi e cognomi a rimanere zitto per amore verso la Pro Patria.

Intano a Reggio Emilia si sogna, la Gazzetta di Reggio scrive a caratteri cubitali che il patron è entrato nel consiglio della Reggiana delegando l’incarico di consigliere al fido Ferrara. Dicono con il 40 % delle quote, ma il patron assicura che così non è. Addirittura smentisce di disporre di tali quote. Vorremmo ben vedere che avesse solo il 40%, dopo aver portato a Reggio la selezione doc della collezione Pro Patria, l’intero staff, una sponsorizzazione importante per il settore giovanile e abbassato i costi di gestione in maniera considerevole, oltre a tante altre  idee innovative, ci mancherebbe anche che non abbia ( o avrà ) in mano la maggioranza!

Comunque, Vavassori fa sapere che non è assolutamente vera questa acquisizione di quote. Questo ci consola, non siamo gli unici inaffidabili al mondo, paese che vai…giornalisti inaffidabili che trovi. Che ci vuole fare patron, evidentemente è un male della categoria.

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