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Calciomercato, passaggio societario, Calzi e Serafini al Venezia, Barilli alla Pro Patria, possibile riammissione in Lega Pro, penalizzazione per il calcioscommesse. Argomenti che nel passato avrebbero scatenato il popolo bustocco in commenti, saluti e ringraziamenti, ansiose speranze, dialoghi e dibattiti.Argomenti che erano il sale della vita dei tifosi, che li tenevano vivi e gli facevano gustare i sapori della passione.Oggi? Zero al cubo. Non c’è notizia positiva o negativa che possa fare breccia nella delusione serpeggiante per l’ennesimo epilogo della vicenda societaria  e per un futuro che sembra non possa essere diverso dal quello del passato. Squadra smembrata, calcioscommesse, retrocessione, involuzione del progetto sportivo, disinteresse verso ala tifoseria.Il countdown imposto dallo stesso Vavassori doveva portare ad una rinascita in tutti i sensi: o dentro o fuori e la consapevolezza di correre il rischio di ripartire da zero è stata analizzata ed accettata con favore dalla tifoseria. Un prezzo da pagare per liberarsi di una realtà diventata inaccettabile.Non interessa più niente e nessuno di quello che sta accadendo,  non ha valore la categoria  o chi arriverà a Busto come giocatore, non interessa minimamente quanti punti di penalizzazione subirà la Pro Patria per il calcioscommesse e nessuno ha certamente esultato per aver schivata la responsabilità diretta.
Interessa solo liberarsi di una presenza sgradita e responsabile di un periodo troppo lungo nel quale si è avvertita una mancanza di rispetto verso i tifosi che spesso si sono sentiti sopportati dalla proprietà e mai considerati. Se fino a qualche tempo fa  il timore che la non iscrizione da parte di Vavassori della Pro Patria alla serie D, impensieriva qualcuno, oggi ci si duole che lo stesso, non mantenendo fede alle promesse ,abbia compiuto un atto che se nel passato poteva avere un senso, oggi sembra essere stato utile solo a ledere la credibilità  dell’esecutore.“Tanto ha detto che non ha fatto”, questa la sintesi del pensiero dei tifosi sorpresi, ma non troppo, dall’ennesimo dietrofront del patron di fronte ad un’intenzione spesso sbandierata, ma mai realizzata, di non iscrivere la squadra.L’impressione che la paura di non iscriversi fosse solo sua è oggi del tutto avvertibile, visto che tutti gli altri erano pronti a questa eventualità, tanto da rammaricarsi della scelta piuttosto che compiacersene.
Una iscrizione che non ha senso se si pensa alla possibilità di cedere la società a persone serie e disponibili che questa volta, senza ombra di dubbio, si sono presentate al suo cospetto. Che la constatazione di aver trovato un interlocutore con le carte in regola per l’acquisizione della Pro Patria sia in qualche modo dispiaciuta al patron è impressione del tutto reale. Il fatto di aver dovuto giustificare una non cessione a chi per sua stessa ammissione risultava essere persona seria e credibile, ha richiesto una diversificazione del solito copione che prevedeva un finale noto quanto stucchevole: “ chi vuole la Pro Patria non ha  le carte in regola per averla”. Questa volta non sembra essere così, ma il passaggio di proprietà langue, viene rimandato, non agevolato. Nonostante questo e nonostante i tifosi non lo avessero richiesto e nemmeno gradito, è stata fatta l’iscrizione al campionato. Per chi? Perché?  Per cosa? Per tenere vivo qualcosa che per i tifosi è già morto da tempo? Per dar vita ad un progetto che fin da subito parte con un budget così risicato che non prevede neppure(per il secondo anno di fila)un ritiro pre campionato? Con un budget che di fatto esclude fin da subito giocatori con un ingaggio superiore al minimo contrattuale? Il tutto, mentre qualcuno ipotizza che qualsiasi sarà la categoria di partenza per la Pro Patria potrebbero esserci fino a 15 punti di penalizzazione?Che senso ha tutto questo? Soprattutto, se si ha la testa da un'altra parte continuando ad apparire su altri schermi?  La tifoseria ha ormai rinunciato a rispondere a questa domande. Il chissenefrega di quello che succede è così diffuso che ha creato una anestetizzazione generalizzata.I vecchi temi che limitavano l’azione per paura di perdere qualcosa, ormai stanno a zero. La percezione di non avere più nulla in mano e quindi più niente da perdere potrebbe far saltare il banco.Un po’ come quando al novantesimo il portiere va in area di rigore avversaria per segnare un goal importante, incurante del fatto che l’avversario possa ripartire e segnare a porta vuota.La ripartenza di Vavassori questa volta non ha fatto contento nessuno, solo la speranza che sia stata fatta per dar modo a Patrizia Testa di entrare nella trattativa finale ha indotto qualcuno ad un’ulteriore pazienza, ma il sospetto che se le cose non terminassero in tempi brevi  anche i più pazienti diventerebbero impazienti è del tutto percepibile.Per cui, si faccia in fretta nel caso ci sia questa opportunità, diversamente si tenga presente che non conviene a nessuno iniziare un altro anno da separati in casa.I tifosi avrebbero accettato una separazione senza alimenti e con la certezza di dover ricominciare da zero . Altri,  dopo aver giurato di abbandonare la casa coniugale, hanno deciso di rimanervi.Tutti hanno rinunciato a capirne i motivi, certo è che non conviene a nessuno sopportarsi ancora a lungo. Per cui, il buonsenso suggerirebbe di trovare subito una soluzione diversa da quella di una permanenza fino a fine campionato. Per il bene di tutti, soprattutto della Pro Patria.
Flavio Vergani

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