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Il nodo alla gola blocca le parole e una sola ha avuto l'ardire di fuggire, quando la partenza di Matteo Serafini è diventata ufficiale.

Grazie. Non farà compiere rivoluzioni o conquisterà premi per l'originalità. Ma è preziosa, sussurrata, urlata, pronunciata con il magone o con orgoglio, meglio se con tutti e due. Anche tu ce la rivolgi, capitano, perché siamo della stessa pasta.

Il popolo biancoblù ha collezionato offese e giudizi folli e immeritati in questi anni, ma si è sempre mostrato senza paura per ciò che era: capace di riconoscenza straordinaria verso chi ama la Pro Patria.

Leggo le tue parole, capitano. Ce n'è una sola che respingo, dolcemente: sconfitto.

Nessuno ti ha sconfitto, nessuno. Neanche chi non ha mantenuto le promesse.

Adesso non ti so dire come, e neanche quando lo vedremo, ma io da tigre ferita continuo ostinatamente a pensare: sconfitti siamo quando ci lasciamo (in peggio) cambiare.

E se qualcuno non mantiene le promesse, alla fine sarà sconfitto lui. Anzi è già sconfitto, da se stesso.

Buon viaggio, campione vittorioso.

Marilena Lualdi
Giornalista de La Provincia

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