Header


La Pro Patria al momento sembra non esistere più. Forse esiste “il Pro Patria”, ma non è la stessa cosa. Un clone sconosciuto e non riconosciuto dai tifosi abituati a ben altro.Da sempre, dal 17 agosto si giocava la Coppa Italia e ci si preparava al campionato, oggi nemmeno si conosce la categoria. Non esiste la Pro Patria perché la rosa è composta da giocatori ancora non tesserati, non esiste la dirigenza, perché quella che c’è è dimissionaria da molto tempo, forse da sempre, non esistono i tifosi perchè minacciano di stare lontani dagli abbonamenti. Esiste solo lo spirito della Pro Patria, ma non il corpo. Il Pro Patria si trascina di giorno in giorno fra mille dubbi e perplessità ,in attesa di una schiarita su tutti i fronti. Il clima è strano, pesante e carico di tensioni. Tutti contro tutti. I tifosi contro la proprietà, la proprietà contro i giornalisti, i giornalisti contro i tifosi, i tifosi contro i giornalisti. Le diverse anime che dovrebbero essere “pro”Patria” vivono un eterno conflitto che ferisce il corpo della Pro Patria, che si trasforma in un mostro a dieci teste: il Pro Patria, clone che nulla ha a che fare con la vera Pro Patria. Quella  che faceva spesso soffrire e molto sognare e che tutti sentivano propria. “Chi non la pensa come noi è contro di noi, chi non la pensa come noi va combattuto”. Questa sembra essere la frase che unisce, almeno in questo, le diverse correnti di pensiero. Una frase che vale per tutti e che genera fronti e non alleanze. Quasi che la Pro Patria, anzi il Pro Patria, debba essere conquistato da una delle parti che si combattono, quando invece il Pro Patria ha bisogno di tutti per diventare la Pro Patria. Parti in causa  che hanno tutte la certezza di avere ragione e diritto all’ultima parola. A tutti i costi…
Nella concitazione di non perdere la presunta leadership di pensiero si confondono persino le responsabilità, i diritti e i doveri, alimentando un calderone dove tutti sono vittime e al tempo stesso carnefici Tutti colpevoli, anche di responsabilità che non dovrebbero competere, utilizzate a piacimento pur di colpire l’avversario. Giusto per dare una colpa che possa generare un rimorso. Così ci si aspetta dai tifosi azioni per scacciare il governo ombra, senza porsi il dubbio che forse sarebbe stato compito di chi questi personaggi li ha conosciuti da subito per nome e cognome, avendo la possibilità di leggerne il curriculum e trarne le conseguenze.  Crediamo che a tale riguardo abbiano scritto in molti e molto e noi siamo tra quelli, cosa serviva d’altro per agire? Uno sciopero? Quello che la volta prima era stato ritenuto inutile ed offensivo che improvvisamente diventa un toccasana? Uno sciopero contro chi? Contro Ulizio, ma non contro Vavassori? Ma, come è arrivato a Busto Ulizio? E’ compito dei tifosi scegliere la dirigenza? E’ compito dei tifosi scacciare i mercanti dal tempio? Ci si aspetta dai giornalisti che scrivano una e una sola verità in assenza  di comunicati stampa ufficiali e condivisi, obbligandoli ad interpretare la realtà  unendo a collage mezze notizie riportate dall’amico dell’amico che sembra saperla lunga con conseguenti rischi di cattiva interpretazione. I giornalisti dovrebbe raccontare la realtà, non interpretare i silenzi. Forse ci si dimentica che tutte le anime  sono lo spirito della Pro Patria e che basterebbe unire le intenzioni per trovare alcune soluzioni. Inutile rincorrere la gloria del’ve lo avevo detto” per esaltare la propria figura e cercare il consenso se questo non porta al bene della Pro Patria. Il discorso vale per tutti, nessuno escluso. Che risultato porta attribuire le colpe se non generano  soluzioni? Che soddisfazione si prova a sentirsi parte di un gruppo di amici che amano la Pro Patria con orgoglio e fierezza se la stessa  rischia di morire? Che cosa conta sentirsi dalla parte giusta, dalla parte della  ragione se questa non produce il bene della Pro Patria? Presto sapremo dove giocherà la Pro Patria il prossimo campionato e comunque sia occorre una soluzione. Sappiamo tutti che l’alternativa a Vavassori è fragile per sua stessa ammissione. Se si vuole combattere la battaglia occorrono rinforzi, per non correre il rischio di vincerla lasciando all’avversario la bandiera. O forse, basterebbe che cada il muro del silenzio, le black list degli indesiderati, i telefoni muti e le lontananze imposte per parlarsi viso a viso, spiegarsi e capire cosa è meglio fare per la Pro Patria. Che è di tutti, mentre adesso sembra non essere di nessuno. Il Pro Patria non è la Pro Patria e mai lo sarà.

Flavio Vergani

0 commenti: