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Siamo talmente abituati alle cattive notizie che non riusciamo ad esultare per quelle buone. Abituati a retrocedere, fummo impreparati alla promozione dalla C2 alla C1, dopo una salvezza ottenuta con 13 punti di penalizzazione che alla fine sembrò solo una formalità. Le vittorie ottenute a volte sembrano fastidiose parentesi che spezzano l’incantesimo negativo che ha avvolto l’ambiente ormai da troppo tempo. Inutile girarci intorno e mettere la testa sotto la sabbia, la “conditio sine qua non”per gustarsi una vittoria passa per la cessione societaria da parte di Vavassori. Diversamente, si potrebbe anche vincere la Champion League ma il lutto non verrebbe abolito. Così, anche la “promozione”in Lega Pro avvenuta a tavolino lascia insoddisfatti i più che per svariate ragioni non ritengono di dover esultare per quanto accaduto. Motivi etici, morali, principi forti ai quali non derogare per niente al mondo, preoccupazione per il futuro societario e per l’allestimento della squadra. Forse, come sempre, “in medio stat virtus” e lasciando perdere le ragioni “morali” del tutto soggettive e assolutamente non discutibili, è possibile concedersi un alito di positività per le vicende a carattere tecnico. Questione societaria: è vero che la Lega Pro impegna risorse economiche che non sono quelle della serie D e crediamo che Vavassori lo sappia meglio di tutti . Onde per cui, senza avere in tasca una soluzione a tale realtà, non crediamo che lo stesso si sia sentito obbligato a ricorrere in appello per ottenere la serie superiore. Era chiaro al mondo intero che non esistevano alternative per questa categoria per cui sarebbe bastato rimanere fermi partecipando alla serie D. Qualcuno dice che il tentativo era finalizzato ad alzare il prezzo di vendita della società, cosa ovviamente reale visto che una società di serie D vale meno di una di Lega Pro, ma in mancanza di acquirenti credibili non crediamo che il gioco valga la candela… per non rischiare di trovarsi in mano il cerino. Quindi, delle due l’una, o Vavassori ha in mano proposte credibili di cessione societaria e quindi ha perseguito la strada del ricorso, diversamente potrebbe pensare di rimanere al comando ancora per un anno. Ma, in questo caso, sarebbe la seconda volta in pochi giorni che non rispetterebbe la sua decisione di non rimanere ai vertici della società in caso di Lega Pro.
Cosa che non sorprenderebbe visto quanto accaduto nel passato direbbero in molti senza ombra di torto, ma crediamo che a tutto debba esserci un limite e forse questo è il momento per definirlo.
Ad occhio e croce sembra che Vavassori avrebbe avuto più possibilità di rimanere in serie D vista l'esiguità(relativa)del budget necessario per questa categoria, che in Lega Pro dove si richiedono investimenti e fidejussione. Lo stesso patron sapeva perfettamente che l'ipotesi Patrizia Testa aveva validità per la serie D, ma non per la Lega Pro. Per cui, crediamo che esista una opportunità concreta che abbia mosso Vavassori verso la camera dei ricorsi federali. Ultimo scenario la non iscrizione della squadra al campionato di Lega Pro, ipotesi che ci rifiutiamo di commentare in quanto non crediamo che si possa pensare a un tale disegno per far scomparire il calcio da Busto. Ci sono state mille opportunità nel recente passato molto più “fair” non colte dalle proprietà, per cui cogliere questa sarebbe davvero una “bad decision”. Sotto il punto di vista tecnico sinceramente non vediamo dove stia il problema. I migliori si sono già accasati? Perché li avrebbe presi la Pro Patria? Su dai non scherziamo, lo scorso anno l’Arezzo seppur partito in ritardo ha bagnato il naso a molte squadre partite prima, Pro Patria compresa, per cui il problema non si pone. Non è il tempo che manca, al limite mancano i soldi. Lo scorso anno sono stati tesserati dalla Pro Patria un bilico di giocatori, chi di questi ha lasciato un ricordo positivo? Pochi, pochissimi. Nonostante questo se il governo ombra non avesse agito alla luce del sole la Pro Patria si sarebbe salvata in quanto i valori tecnici del team allestito dopo gennaio non erano certamente da retrocessione. Quello che serve è la società, il “manico” che con una assidua presenza motivi e sproni la squadra vigilando sullo spogliatoio. E’ questo che manca ed è mancato alla Pro Patria. “ Via i gatti, ballano i ratti”, basta questo vecchio proverbio per descrivere quanto accaduto a Busto lo scorso anno. Infine, chi di scommesse ferisce di scommesse perisce e questo sarà il destino dei tigrotti che subiranno una penalizzazione per quanto commesso da alcuni suoi giocatori. Onde per cui si pagherà dazio per le colpe commesse secondo le regole vigenti. Nessuna amnistia o favore per la Pro Patria, ma solo pene conseguenti a reati commessi con pene nel rispetto delle norme. Certamente ha ragione Andrea C. quando dice che i suoi genitori gli hanno insegnato ad essere a posto con la propria coscienza prima che con le regole, ma quante volte la Pro Patria ha subito , invece che giovarsene, per una realtà discutibile sotto il punto di vista etico e morale? Non che il mal comune debba sempre essere mezzo gaudio, ma questa volta è andata meglio di tante altre volte quando i biancoblù sono state vittime sacrificali per colpe non proprie. Verona, Padova, Feralpi Salò, migrazioni massive verso Reggio, governo ombra, scommesse, razzismo, non abbiamo già dato? Stavolta l’impressione di dover pagare per colpe non proprie o perlomeno identiche a chi si giova delle conseguenze, cade su un’altra piazza. Giusto? Certamente no, ma non lo era anche quando l’altra piazza era la Pro Patria. Ma qui, si è sempre pagato a caro prezzo fino all’ultimo centesimo.
Adesso la ruota è girata, seppur sempre nel modo sbagliato, ferendo un'altra città.

Flavio Vergani

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