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"Faremo la  Lega Pro con Vavassori"
"Piango per la Pro Patria"
 La prima volta allo stadio dopo l’ultima, quella che ha aperto le porte del baratro. Qualche settimana di digiuno per far passare il mal di stomaco di una stagione che poteva andare diversamente. Tutto è cambiato, niente è cambiato. Il Giuseppe ha le stampelle perché si è fatto inserire la “Pro..tesi” nel ginocchio, ma cammina veloce come una lepre, un vero tigrotto. Pochi tifosi sotto il cielo uggioso che attendono qualche novità. Tra loro qualcuno come Roberto, "l’apache”, è certo della Lega Pro. Il pensiero sfiora tutti, ma nessuno lo vuole manifestare, chi metterà la fidejussione? Non chi c’è, nemmeno chi viene. Quindi? Sbirciatina in ufficio per un saluto a chi da 21 anni lotta e soffre per la Pro Patria. Di chi si sente bustocco più dei bustocchi, nonostante arrivi da molto lontano. Un pozzo di storia vissuta dietro la scrivania, uno che potrebbe scrivere un libro, anzi una enciclopedia. La sigaretta è una scusa per lasciare la scrivania e sfogare tutta la rabbia. La scorza è di un uomo duro, ma l’emozione spesso lo tradisce e gli occhi si inumidiscono quando non riesce  a spiegarsi il perché di troppe cose assurde avvenute. La partita con il Padova, le colpe attribuitegli per il pasticciaccio dei biglietti con il Verona, le corse per iscrivere la squadra dopo i capricci di Tesoro. Nemmeno riesce a darsi pace per il presente. Il suo linguaggio prima frenato per la presenza di minori, poi diventa un fiume in piena, un torrente che vorrebbe spazzare via chi non si accontenta e gode, nonostante alla porta non appaia nessuna alternativa. Poi si indigna perché non è solo la Pro Patria ad avere le gomme sgonfie, vorrebbe gridare al mondo intero la sua rabbia, ma poi ci dà un taglio, anche se la rabbia è tanta. Intanto, lo staff tecnico lavora, osserva, parla e discute. C’è chi colpisce per educazione, come Alessandro Merlin, che transita tre volte vicino al gruppetto che sta ascoltando la recente storia della Pro Patria e per  tre volte saluta con educazione. Gesti che sembrano scontanti, ma non lo sono, se pensiamo a chi c’era prima. Apprezziamo molto quello che non è certamente un dettaglio. Sbirciatina fuori dal cancello sul campo B dello Speroni, quello di allenamento. Si potrebbe sperare in qualcosa di meglio, le buche sono molte, ma quello c’è.  I ragazzi sudano, hanno la maglia bagnata e questo ci piace. Trasmette quell’alone di “tigrottità” che è il colore della nostra passione. Pochi i volti conosciuti, ma alcuni ci danno sicurezza: Zaro, Taino, Bonfanti, c’è persino Giorno, appena reintegrato per la gioia di qualche sua fan presente allo Speroni. Anche Riccardo Greco fa il suo ritorno. Ci attacchiamo ai nostri alfieri certi che si faranno rispettare, ovunque si giocherà. Guardiamo gli altri, alcuni sono ragazzini, altri hanno il fisico che promette. Altezza è mezza bellezza diceva mia mamma e qui qualcuno è proprio bello. Inizia a piovere, è tempo di andare via  mentre la segreteria è attaccata al computer in attesa del verdetto che doveva arrivare e non arriverà. I tifosi, pochi per la verità rispetto al solito, sparano le solite bombe di mercato. Stavolta si parla del clamoroso ritorno di Spanò. E allora il sogno prende quota e uno più uno fa subito due. Se arriva il soldatino vuole dire che siamo in Lega Pro. Si, forse. Però nessuno esterna la solita domanda: con chi? Con che fidejussione? Con che presidenza? L’apache non ha dubbi,  prende il suo  pick up e con il sorriso sulle labbra se ne va. Dice: "la farà Vavassori è l’unico che se la può permettere, le altre sono cordate che si spezzano al primo refolo di vento". La prima volta dopo l’ultima ha lo stesso sapore e la stessa emozione, speranza mista ad amarezza, voglia di dimenticare e voglia di sognare. Nella mente le lacrime trattenute e le parole a tratti commuoventi di chi da ben 21 anni non si arrende e che danno un senso alla passione: “Io per la Pro Patria piango, quanto mi fa male sentire certe critiche  che non portano a niente”. Prima di andare via uno sguardo allo Speroni che trasmette un’anima malinconica con gli spalti vuoti e il campo che senza tigri appare come un deserto. Come è diverso con le voci, i canti e i cori per i nostri colori e subito ci assale la voglia di campionato, visto che ci hanno tolto quelle partite di Coppa Italia serali, quei derby con Legnano, Varese, Solbiatese, Como  Lecco giocati sotto le luci e con il golfino sotto braccio per le prima umidità del dopo estate. Serate dove tutto sembrava magico, i nuovi arrivati fortissimi e l’attesa per i presunti acquisti in arrivo infinita. Serate dove se si perdeva per colpa della preparazione non ultimata, o della luce artificiale se il portiere sembrava una cippa. Serate senza stewards, senza tornelli e con gli ombrelli. Serate dense di passione, senza nemmeno sapere cosa fosse la fidejussione.

Flavio Vergani


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