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Cuore e concretezza. Ascolto Patrizia Testa e cerco di andare oltre il brusio e le tensioni ulteriori di questi giorni. Di guardare anche oltre l'ora X, quella della possibile riammissione in Lega Pro. Che nessuno sembra volere, o potersi permettere di volere, in questo momento.
Ascolto Patrizia, perché sono usciti altri nomi, in un valzer che non ispira alcuna vivacità, perché tanto niente sembra muoversi. Ah, come do ragione al missionario del quale parla Flavio Vergani nel suo ultimo articolo.
Patrizia, cuore tigrotto, ma dove andiamo? Lei non molla la presa, questo mi sembra chiaro e nella natura che ha mostrato in questi anni: «Chi mi conosce, come il presidente del Pro Patria club Roberto Centenaro, come quelli che mi hanno visto allo Speroni, sa come sono fatta. Il cuore è importante e mi ha guidato fin qui, ma non da solo. Per me conta anche la concretezza. Essere affiancata da persone competenti». Persone delle quale fidarsi, come Angelo Zaro.
Perché vuole aiutare la Pro, non apparire la salvatrice della patria: si perdoni il gioco di parole. Non pensa di poter fare tutto da sola.
«Non voglio illudere - spiega Patrizia Testa - ma fare le cose bene, proprio perché la Pro è importante. Ripeto, io ci metto il cuore, ma è anche la concretezza. Adesso di mezzo c'è stato il mese d'agosto, come la questione riammissione in Lega Pro. Perché si parla di riammissione, ribadiamolo, non di ripescaggio». Una precisazione non linguistica, ma che rivela tutta la passione biancoblù, l'orgoglio di fronte a ciò che spetterebbe: non sarebbe un regalo né un acquisto.
Condizionale. Perché ora è in gioco qualcosa di più importante ancora, il futuro della Pro.
E Patrizia Testa lo torna a sottolineare,  non può fare da sola, ma neanche va bene tutto. Chi si accosta a questa partita della vita, deve condividere le caratteristiche da lei citate.
È un momento delicato, è il momento giusto per chi tra i bustocchi può ancora scendere in campo. E dare un segnale, anzi due.
Che la Pro Patria non è morta. E nemmeno la città.  Quella vera, che pur con tutte le difficoltà del caso, non abbandona i suoi simboli.
Marilena Lualdi
Giornalista de "La Provincia"

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