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Passione e concretezza, sono le parole con le quali Patrizia Testa ha riassunto le qualità richieste per dare un futuro alla Pro Patria. Due parole fondamentali da analizzare con attenzione e che spiegano in un attimo la realtà degli ultimi decenni. Passione e concretezza, cosa ha Busto a tale riguardo?Passione tanta, concretezza poca. Busto si è sempre specchiata nella passione per la Pro Patria, fiore all’occhiello di molti, forse di troppi, che non perdono occasione per stimarsi della propria appartenenza al popolo tigrotto a parole. A riguardo della concretezza, chiamasi anche “daneè”,la realtà cambia radicalmente. Vender, Tesoro, Vavassori, tre dirigenze venute da lontano non hanno mai trovato feeling con la città, che per un motivo o per l’altro, li ha sempre schivati.  Eppure, tutti hanno vinto un campionato (dalla C2 alla C1) e qui comprendiamo anche la finale persa di Salò che in altra situazione sarebbe finita diversamente. Vittorie che non hanno innescato entusiasmo, non hanno convinto chi avrebbe potuto sposare il progetto. Non hanno creato viralità.Anche vero che tutte e tre le dirigenze hanno subito una retrocessione ( dalla C1 alla C2, ora serie D). Domanda: una coincidenza, un caso o una realtà impossibile da evitare? Perché nessuno ha saputo vincere o solo resistere in C1, o Lega Pro come la si voglia chiamare? Che taglia di categoria merita Busto? Quale è la sua dimensione? Dopo aver indossato le gloriose maglie della serie A, la Pro Patria è progressivamente scesa di peso nel panorama calcistico nazionale. Precipitata nelle categoria inferiori, la sola dirigenza Colombo ha saputo timbrare una promozione con la firma bustocca e questo avveniva nei primi anni del 1980. Ora siamo nel 2015! Intanto, Legnano, Varese, Solbiatese, Gallaratese, sono praticamente sparite. Domanda: questo territorio che taglia di categoria merita? L’abitudine a considerare quasi dovuta la partecipazione ad un campionato professionistico va forse rivista alla luce dei fatti. Si perde quasi sempre e a vittoria non segue mai un’altra vittoria. Quasi sempre a promozione segue una retrocessione. Solo coincidenza? Oppure, un destino scritto dalla città e meritato dai comportamenti? Il pendolo che muove la Pro Patria tra le due categorie come lo si spiega? Casualità o demerito? Ebbene, ora esiste un’opportunità unica e imperdibile. Patrizia Testa, bustocca doc, ha lanciato la sifda a Vavassori, ma non solo. Le sue parole sono chiare: passione e concretezza. Di passione ne sono piene le fosse. Cercasi concretezza. Busto svegliati e aiuta questa donna coraggiosa. Con i fatti. La cordata iniziale è sfumata, forse è stato meglio così.  Ma non lasciamola sola, non lasciamoci scappare chi ha passione e concretezza e voglia di Pro Patria. Al tempo stesso non carichiamola di eccessive responsabilità e aspettative. Spazziamo via ogni inutile illusione e leggiamo chiaro il messaggio che lei stessa ha diffuso in modo molto chiaro:  la Lega Pro è impresa impossibile, mentre la serie D è fattibile, ma non da sola. Per cui, per guardare avanti con ottimismo non basta che se ne vada Vavassori. Inutile pensare che arrivi una con la bacchetta magica che tolga le castagne dal fuoco e rilanci da sola la Pro Patria. Occorre, invece, non perdere l’occasione per coalizzare intorno alla Testa un nucleo bustocco forte e coeso nel progetto. Busto ha l’occasione per riscattare decenni di sonnolenza, ha l’occasione per costruire qualcosa di bello proprio in vista del centenario del club biancoblù. Giusto fare il tifo per Patrizia Testa, ma non basta, occorre fare il tifo per Busto, affinchè alla passione faccia seguito l’azione. Diversamente si confermerebbe che la taglia di questa città è una Small che appena si aumenta di una categoria diventa troppo stretta e si strappa. Neppure nella pluridecorata Unendo Yamamay ci sono tracce di bustocchità, per cui il dubbio che Busto sia lontana, troppo lontana dalle proprie realtà sportive diventa una certezza. Ora, ed è forse l’ultima occasione, per dare un messaggio di concretezza tenendo per mano Patrizia Testa nella sua scalata alla dirigenza biancoblù. Busto, ha l’occasione per dimostrare quanto ama la maglia dei tigrotti, ma soprattutto per dimostrare che la taglia di questa città è una XL.

Flavio Vergani

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