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Scongiurato lo sfratto ricorrendo ai diritti, per l’inquilino di via Cà Bianca è tempo di doveri, ossia il pagamento delle spese condominiali. Fidejussione e iscrizione, insomma i bonifici anticipati che garantiscono la locazione. Il bonifico bancario ha scadenza breve, ma lo si sapeva. Diversamente si sarebbe dovuto cedere prima l’immobile, tra l’altro in lizza per l’acquisto c’era una delle più note immobiliariste della città che aveva perso la “testa” per la Pro Patria. L’interesse era per un immobile in classe D, quelli a più basso consumo energetico, ma si è preferito riqualificare l’immobile in classe superiore, ben sapendo a cosa si andava incontro. Scelte legittime dell’inquilino, anzi del proprietario, che ha optato per rivalorizzare lo stabile e renderlo più appetibile sotto il punto di vista commerciale. Ora, sta a lui cambiare agenzia immobiliare trovando quella che tratta locazioni “top”.  In vendita c’è ,o potrebbe esserci, un' immobile con le spese condominiali pagate, ma con qualche crepa di troppo nei muri dovute alla trascuratezza con la quale un inquilino abusivo lo ha abitato per qualche mese nello scorso anno. Rimangono i segni incisi sulle pareti bianco e blù che sarà difficile stuccare, forse nemmeno il “ Silvio Merlo” ci riuscirebbe e lui è uno che ci sa fare. Ovviamente, esiste anche l’ipotesi demolizione che azzererebbe le spese condominiali, ma a questo punto non si capirebbe il motivo della riqualificazione dell’immobile. Non si capirebbe il motivo per il quale non si è affidato prima il mandato esclusivo a chi di immobili se ne intende da una vita e non si capirebbe il motivo per il quale uno dei proprietari più facoltosi della storia del palazzo diventi il primo ( e l’ultimo) a non essere stato in grado di far vivere il condominio storico di quasi cent’anni di età. Una macchia indelebile che rimarrebbe nella storia del club. Uno scenario la cui gravità sarebbe amplificata a livello nazionale, in quanto crediamo che le nostre stesse domande se le porrebbero gli osservatori esterni e soprattutto i tifosi della Torres. Il “ morte tua vita mia” avrebbe giustificato le azioni perpetrate dalla società bustocca in sede di ricorso, ma ricorrere per morire entrambe diventerebbe solo una sterile azione per colpevolizzare altri, senza al contempo trarne benefici. Per i più distratti ricordiamo che il ricorso non era finalizzato a certificare l’innocenza di Vavassori nella vicenda, in quanto la stessa non era nemmeno in discussione, ma solo per dimostrare colpevole la Torres e quindi sostituirla in Lega Pro. Sarebbe paradossale che ottenuto lo scopo si rinunci alla partecipazione.  A tutto questo si sommi la mancata vendita con conseguente mancato introito per il proprietario nel caso proceda alla demolizione dello stabile.  A meno che l’estinzione societaria possa impattare su eventuali debiti correnti con conseguenti vantaggi economici, ma, non essendo competenti sull’argomento, l’ipotesi rimane inesplorabile. Questa volta non occorrerà attendere molto per conoscere il verdetto finale, i tempi di iscrizione sono strettissimi per cui a breve si saprà la sorte del condominio. Il cartello “vendesi”è stato esposto molto tempo fa, poi tolto per le tentate vendite mai giunte al rogito, poi lo stabile ha avuto inquilini abusivi e ora sembra di nuovo in vendita. Come dice il presidente del Pro Patria Club “se uno vuole vendere un accordo si trova sempre”. Come sempre nessun obbligo di vendere da parte del proprietario, ma al contempo nessun obbligo di acquisto da parte di alcuno. Per cui, forse,mettere continuamente alla prova i potenziali acquirenti diventa stucchevole. In genere chi è proprietario dell’immobile avrebbe l’obbligo morale di mantenerlo fino a che si decide di tenerlo e poi venderlo. Ma, se questo non avviene per svariati motivi, non crediamo che la colpa della demolizione debba ricadere su chi non lo acquista. Forse occorre chiedersi i motivi per i quali per 96 anni la Pro Patria è sempre stata acquistata e improvvisamente non si riesce più a garantire un cambio di proprietà. Busto e la Pro Patria non sono cambiate nel frattempo. Da chiedersi inoltre il motivo per il quale una situazione del genere sussita a Busto e solo a Busto, mentre in altre città le cessioni societarie si sono sempre concretizzate. Ovviamente al netto dei fallimenti, ma questo è un discorso diverso che non trova paragone con l’attuale situazione in casa bustocca.  Forse è proprio vero che a Busto l’acqua va all’insù, per cui tutto è sempre giustificabile e giustificato dalla colpa degli altri e mai dalle proprie. E questo vale per tutti. Per cui, se esiste la volontà di vendere, si ascoltino i consigli di Centenaro, e si passi alla trattativa per poi andare al rogito. Ovviamente, saltando il compromesso, in quanto Busto è stanca di compromessi che non sfociano mai in nulla di concreto. Che non esista un candidato che possa garantire la fidejussione crediamo sia tesi insostenibile, Busto e dintorni è zeppa di imprenditori ricchi, ricchissimi, che potrebbero fare la serie A, da capire il motivo per cui sono distanti dalla Pro Patria. Questo è il punto, il resto è solo una  virgola.

Flavio Vergani

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